Guida lentamente, dalla costa all'entroterra, appesantito dallo spuntino. Alle spalle lascia un sole indeciso. Di fronte, una muraglia di nubi scure, compatte, per nulla invitanti. A pochi chilometri dall'ufficio si ritrova sulla linea di confine: scompaiono le persone, scompaiono le ombre, compare qualche ombrello, e subito le prime gocce prendono a colpire il parabrezza. Ancora qualche metro e il suo sguardo viene irrimediabilmente attratto da un mezzo arcobaleno all'orizzonte, ne segue la curva e lo immagina proseguire. Come per incanto, alla sua sinistra, l'arcobaleno interrotto riprende vita e conclude il suo arco, lontano, dietro ai palazzi. Grossi chicchi di grandine stanno ora martellando la carrozzeria, sullo sfondo nero si alternano saette e schianti secchi che nemmeno la radio a tutto volume riesce a coprire. Edoardo parcheggia, bestemmia perché ha lasciato l'ombrello a casa. Scende, e subito un fulmine lo centra in pieno.
(da "Cronache minime")