giovedì 17 dicembre 2009

Capitoli 51-54

La mancanza di aggiornamenti su queste pagine non sia fuorviante: "Un'imprevedibile concatenazione di eventi" prosegue a tappe forzate col profetico capitolo 51, con gli scoop del capitolo 52, con le rivelazioni dello spiritistico capitolo 53 e pure con le adunanze massoniche del decisivo capitolo 54. Ora, non dite di non sapere come impiegare il tempo libero nelle prossime vaccanze.

martedì 17 novembre 2009

Un Volontario fatto a pezzi

Questo lo stralcio inopinatamente estrapolato/maciullato dal post-lettera "Un Volontario per Remo Santini", pubblicato da La Nazione di oggi come commento a margine di un fantomatico "sondaggio" indetto dal medesimo "quotidiano nazionale":

Nessuno avrebbe avuto nulla da eccepire di fronte a un monumento al grande, anzi grandissimo, indimenticato ed eroico trasvolatore Carlo del Prete, purché tale monumento avesse rappresentato o almeno in qualche misura ricordato almeno qualcosa del fu eroico e lucchesissimo pilota di biplani e trasvolatore d'oceani. Nessuno avrebbe mai criticato un bel biplano d'epoca posto all'ingresso della città nel giusto contesto, sono pronto a scommetterci. E anzi, collocando un bel biplano d'epoca in una zona o area più "fruibile" o "ponderata", avrebbe attratto decine di curiosi e costituito una sede ideale per lunghi dibattiti tra anziani seduti sulla panchina di un parco e manine protese di bimbi stupefatti.

Un paio di post più sotto, la versione originale del passaggio (...).

lunedì 16 novembre 2009

Capitolo #50

Pioggia, vento e tenebre sono i protagonisti indiscussi del cinquantesimo capitolo del temporalesco "Un'imprevedibile concatenazione di eventi".

Un volontario per Remo Santini

Caro Remo Santini,
ho appreso con favore della sua ricerca di un "volontario" per rispondere a (mi pare) cinque quesiti "scomodi" di pubblico interesse. Alzo la mano: sono un Volontario. Mi perdoni se, in considerazione della molteplicità e della complessità dei temi sui quali sta legittimamente cercando di ottenere chiarezza, dovrò dilungarmi oltre la ragionevole misura. Non vedo altra via. Mi prenderò la libertà di rispondere (volontariamente, ovvero " a gratisse" e senza impegno) dedicando a ogni tema una specifica e per quanto possibile circostanziata indagine. Partiamo dunque dall'aeroplanino che, ogni mattina, mi ricorda in che razza di società perversa sono nato.

Comincio rigirando la questione: chi, più di Remo Santini, avrebbe la capacità (e la possibilità e i mezzi e la visibilità necessaria per rendere l'intera indagine giornalistica utile alla cittadinanza lucchese) di ripercorrere la storia del monumento in esame, e di delineare con esattezza le cause e le concause e le responsabilità individuali che, a distanza di anni, vedono l'obbrobrio ancora sotto gli occhi di tutti?

Chi altri dovrebbe rispondere a quesiti esistenziali del genere? Immagino che sarebbe sufficiente aver accesso a / frugare ne L'archivio Locale o Database de La Nazione per ritrovare nomi e cognomi e opinioni e valutazioni di aderenti, simpatizzanti, antagonisti e protagonisti che, negli anni, della controversa vicenda si sono resi partecipi. Il sottoscritto, che giornalista non è ma volenteroso Volontario sì, con gran sforzo di memoria può solo ricordare che il primo a dovere delle risposte alla cittadinanza è come sempre il cittadino stesso. Il medesimo che all'epoca scelleratamente pose Fazzi nelle condizioni di governare la città - madornale errore che, ci si augura, se la storia serve a qualcosa mai più in futuro sarà commesso - e di anteporre il patologico protagonismo fazziano al lucchesissimo buon senso.

Si badi bene. Nessuno avrebbe avuto (né avrebbe adesso) nulla da eccepire di fronte a un monumento al grande, anzi grandissimo, indimenticato ed eroico trasvolatore Carlo del Prete, protagonista di alcune delle imprese più spericolate e fuori di testa mai tentate da un lucchese ritenuto sano di mente, purché tale monumento avesse rappresentato o almeno in qualche misura ricordato - non nell'ambito di applicazione (ok: pur sempre di volo si tratta) ma nelle forme e nell'ubicazione ovvero nel messaggio veicolato da un qualsiasi monumento - almeno qualcosa del fu eroico e lucchesissimo pilota di biplani e trasvolatore d'oceani.

Ad esempio, senza voler essere a ogni costo postmoderni e creativi: nessuno avrebbe mai criticato un bel biplano d'epoca posto all'ingresso della città nel giusto contesto. Sono pronto a scommetterci volontariamente gli attributi. E anzi, collocando un bel biplano d'epoca in una zona o area più - come dire - "fruibile" o "ponderata" Fazzi avrebbe attratto decine di curiosi e costituito una sede ideale per lunghi dibattiti tra anziani seduti sulla panchina di un parco e manine protese di bimbi stupefatti, che di questo misterioso Carlo del Prete avrebbero certamente gradito e preteso a gran voce notizie, favole e leggende. Proprio in un'area, quella di San Concordio, che del disastroso sviluppo urbanistico messo in campo negli anni passati (per un'opinione sul presente, lasciamo il compito improbo e per certi versi morboso di redigerla, e proporla ai lettori, allo stesso Capo Servizio Santini) sta facendo le spese in modo più disastroso ed eclatante. Ma che doveva fare il povero Fazzi, orbato vuoi dell'intelletto, vuoi del gusto per l'arte o del mero buon senso, o forse solo di buoni consiglieri (a tal proposito, il solito Santini non avrebbe alcuna difficoltà a rinvenire nelle sue carte e dunque citare e mettere all'indice/gogna nomi e cognomi dei protagonisti della vita politica comunale dell'epoca, molti dei quali li abbiamo ancora tra le scatole proprio perché il tempo passa e le cose vengono "dimenticate" e La Nazione certi discorsi non li fa perché non conviene ma allora ci si domanda: perché poi venire a lamentarsi e cercare volenterosi lettori che facciano il lavoro sporco al posto vostro?)?

Ai fatti, ecco a cosa si arrese lo scellerato. Il povero Fazzi si vede recapitare "in omaggio" un vecchio Piaggio dalla foggia più militaresca che postale, e c'è poco da fare: comunque la si voglia rigirare, quello al comune cittadino pare un caccia da guerra, ebbene il povero Fazzi volendo a ogni costo e come qualsiasi altro mediocre politicante locale lasciare imperitura impronta di sé sul suolo cittadino e non volendo certo sobbarcarsi i costi di un magazzino in cui lasciar marcire il relitto, e non sapendo che altro farsene, del relitto, non ci pensa due volte ad abbracciare l'idea di un monumento a C.d.P e a incaricare uno studio di San Concordio (o forse Pontetetto: sicuramente e di nuovo, Santini saprebbe esser più preciso) di cui taccio il nome unicamente per amore della civile convivenza tra ingegneri e dei legittimi interessi imprenditoriali della ditta realizzatrice, di progettare un ricettacolo in cemento, su misura per l'obbrobrio subsonico, sborsando cifre non indifferenti per studi e complessi calcoli di statica che avrebbero garantito (e stanno in effetti garantendo: "mancò il buon senso, non l'ingegno") la sicurezza dell'area, consentendo di mettere al contempo il velivolo in posa scenica tipo "sto bombardando Dresda", e dovendo poi comunque recintare per sicurezza il tutto con belle alte sbarre d'alluminio anodizzato che rendono l'assalto dei cittadini quanto meno problematico, guardandosi bene (parlo di Fazzi, che non lo fece certo per malizia, ma solo per scarsa lungimiranza politica o più semplicemente per inettitudine) dallo sfruttare l'eccezionale spunto per acquistare davvero un bel biplano dell'epoca, magari un modello su cui Carlo del Prete avesse davvero messo piede e che davvero potesse fungere da monumento a C.d.P.: sicuramente sul mercato antiquario ne esistono di splendidi (ma forse troppo costosi?) esemplari. Ne siamo davvero certi, e chiunque abbia opinione contraria è invitato a inviare una ponderosa lettera a Remo Santini che, non dubitiamo, provvederà a girarla al Volontario, un monumento del genere oggi conterebbe innumerevoli "supporters" e sarebbe protagonista di innumerevoli foto ricordo dei nostri "amati" (le virgolette le metto perché personalmente li trovo per lo più fastidiosi e sudaticci) turisti, soprattutto se a far da sfondo a tutto non stesse il ehm, il Mc Donald's, esatto, con le sue forme francamente molto lontane dall'architettura classica lucchese e come minimo infinitamente lontane dal render conto al turista in ingresso di ciò che lo aspetta una volta oltrepassato il cavalcavia: ovvero Lucca centro, uno spettacolo di rara bellezza, certamente unico al mondo e invidiato in ogni area del globo da quanti abbiano avuto l'aggio di dedicargli almeno uno sguardo. E, sempre più, guardato con malevolo sospetto dall'abitante di periferia.

E già, non poteva mancare una breve parentesi sugli hamburger: altro che polemiche sui kebab nei vicoli del centro, e scontro di civiltà eccetera. Entro le mura cittadine, una cosa del genere non è stata permessa, e Dio mi è testimone se non se ne sia dibattuto a lungo, all'epoca. E proprio a fianco dell'editoriale sdubbiato di Santini, proprio oggi intendo dire, cioè: è tutto vero, si parla del nuovo McD. al Frizzone. Articolo che non ho letto, per evitare ulcere, ma ne sono abbastanza certo: il cronista di turno si sarà guardato bene dal sollevare dubbi o dal prendere posizione a riguardo o esprimere anche solo una parvenza di vaga opinione o perplessità, e anzi avrà lasciato intravedere nella novità le fattezze attraenti dell'opportunità. Tornerà sul tema forse tra dieci, quindici anni, come si fa adesso nei confronti dell'aereoplanino di Fazzi, quando si renderà conto che una rivendita massiva di hamburger scadenti con dipendenti scontenti e sottopagati non è esattamente la punta di diamante più splendente concepibile per il tessuto sociale del territorio capannorese, già vessato da mille difficoltà, visto che a guadagnarci saranno unicamente e ovviamente la corporazione del colosso americano, i suoi (di Mc.D., e potete star certi che non è gente del Padule) fornitori e il colesterolo dei simpatici cugini capannorotti. Con buona pace dei porchettari di zona, dei giovani e meno giovani "camerieri" e dei "cuochi" lucchesi, che dopo aver frequentato "Corsi d'Eccelenza" e scuole esaltati e sponsorizzati in fase d'inaugurazione da quelle stesse amministrazioni che poi spingono (e chissà perché) per, di fatto,aprire un nuovo McD., si vedranno sottoimpiegati e umiliati in "lavori" del genere, sei mesi di precariato a testa a meno di non riuscire a fare, ehm, "carriera" nei quadri di McD. (in bocca al lupo).

Certo il discorso è talmente drammatico e complesso - se lo chiedessero a me, e fossi un politico generico moderno, risponderei senza tema di smentite: deh, in Europa è normale che all'uscita del casello ci sia un Mc Donald's - e tristissimo, eppure resta terribilmente vero e tangibile, così come il fatto che molta gente davvero si nutre in luoghi del genere ed è pure contenta, e forse davvero si fa prima a dire: così va il mondo.

Si dirà, ora, che manca una vera conclusione: la domanda di Santini, lecita e ben posta, richiedeva che il Volontario fornisse soluzione al "problema" del ridicolo, sconsiderato, sciocco comportamento di Fazzi e dei suoi sodali negli anni passati. Ebbene, per quanto il compito appaia ingrato e insormontabile, ci proveremo: vada Santini in comune, interroghi gli assessori e i consiglieri di maggioranza e quelli dell'opposizione, parli con coloro che Fazzi lo conoscono o l'hanno conosciuto di persona, domandi cosa si deve fare - senza costringere la popolazione a ricorrere a insensati atti notturni di terrorismo urbanistico - per rimuovere quell'aereo privo di senso dalla sua sede, e poi ce lo racconti con dovizia di dettagli e nomi e cognomi e opinioni, carte alla mano e ordinanze comunali in pugno, e citi documenti, interviste d'archivio, prove concrete e irrefutabili. Quella copia della Nazione la comprerò anche io, evitando per una volta di scroccare al bar o dai miei. E soprattutto ci spieghi: perché serve un lettore Volontario per rispondere a domande del genere? A cos'altro dovrebbero servire i giornalisti che lavorano da quelle parti?

Nella speranza che la natura stessa della risposta non ne infici l'eventuale pubblicazione - e, nel caso, acconsentendo volontariamente a tagli e revisioni purché sottoposte ad approvazione del sottoscritto - promettiamo di dar seguito all'opera di Volontariato cercando di dar soddisfazione ai restanti (mi sono fatto ritagliare e mettere da parte il pezzo) delicati quesiti di Santini, nei prossimi giorni o nelle prossime settimane compatibilmente con gli oneri professionali, e inviamo i nostri migliori saluti,

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martedì 10 novembre 2009

Testmania

Ha proprio ragione il buon Remo Santini, caposervizio de La Nazione: le cose a Lucca stanno andando piuttosto bene e non si sa più con chi prendersela. I Comics sono stati uno spettacolo di efficienza, il mio vecchio amico Matteo Nardi forse vedrà realizzato il suo progetto per le Giovani Intelligenze, il processo a Castruccio è stato davvero interessante, e la morsa gabelliera della Metro sui posteggi dentro e fuori dalle mura e tra un po' anche nel mio cortile non potrà che favorire la rinascita del trasporto pubblico con immensi benefici per traffico e qualità dell'aria e della vita sociale (d'accordo, l'ultima l'ho un po' sparata, ma perché no?). E tutto questo è una bella tragedia, per chi come il sottoscritto non vede l'ora di gettare fango e vomitare merda su istituzioni e personaggi più o meno pubblici e quant'altro per il puro brivido del rischio. Fortuna che esistono sempre cose come Maurizio Marchetti e il PdL cui aggrapparsi e che, soprattutto, esistono soggetti che pensano fuori dagli schemi come Carlo Giovanardi.

Premessa: che drogarsi possa avere ripercussioni drammatiche sulla propria e sull'altrui salute non è un dato assoluto (alcune droghe o psicofarmaci, anzi, consentono a molte persone di vivere in modo dignitoso quando altrimenti non potrebbero) ma piuttosto un'eventualità, tuttavia mi pare il minimo concedere che nell'ottica moderna del poliassuntore inserito nel multisfaccettato e complesso sistema socio-culturale italiano resta anche un incontrovertibile dato di fatto: le sostanze allucinogene, psicotrope, gli psicofarmaci e i farmaci in genere (eccetera) vanno maneggiati con estrema cura e senso di responsabilità. Mi spiego. L'idea del test anti-droga sui parlamentari, opportunamente ripresa dall'instancabile sindaco di Altopascio e consigliere provinciale citato, è davvero un'ottima idea. Per il sottoscritto, intendo, ovvero per qualcuno che in perenne vena di polemizzare non ignora alcuni dati fondamentali, quali (ne citerò a caso... facciamo tre, i primi che mi vengono in mente, ma si tenga presente che potrei proseguire per ore e che se non lo faccio è solo perché ho pietà dei poveri lettori di queste mie coglionerie, e non essendo né un tossico né uno spacciatore bisogna anche che mi rimetta a lavorare, se voglio ancora permettermi almeno una bottiglia di buon vecchio Chianti ogni 2/3 giorni):

1) Nell'ottobre 2007, Albert Hoffmann (autore di alcuni saggi specifici dei quali raccomando la lettura a chiunque voglia assumere una posizione pubblica credibile riguardo all'LSD e alle sostanze allucinogene in genere) è stato inserito nella classifica dei 100 Geni Viventi. Hoffmann, padre della citata "droga" (sintetizzata per la prima volta nel 1938) è spirato alla veneranda età di 102 anni. La sua ultima (ultima di una lunga serie, iniziata all'età di 37 anni) sperimentazione con gli (leggi: assunzione di) allucinogeni, è avvenuta in occasione del suo centesimo genetliaco (vado a memoria, chi ha voglia vada a controllare).

2) Philip Kindred Dick è oggi (...) considerato uno dei più importanti autori di fantascienza e un maestro della narrativa americana del secondo dopoguerra; le sue innumerevoli opere - caratterizzate da un'irrequieta interrogazione sui temi della realtà (condite da interessanti riflessioni filosofiche sull'ontologia), della simulazione e del falso (un tema che oggigiorno è davvero centrale nella vita di ogni singolo cittadino), della teologia cristiana (in special modo riguardo alla meditazione paolina (!) e luterana (?), ma soprattutto a dubbi e interrogativi di origine gnostica), della storia e della società degli Stati Uniti, e più in generale su quel complesso di idee e tematiche noto come "postmoderno" - sono note e apprezzate in ogni angolo del globo. Dick (diversamente da Marchetti, immagino e auspico) ha utilizzato moltissime "droghe" nel corso della sua vita. Questo non vuol certo dire che le sue opere siano geniali "grazie a" (o "solo grazie a") questo particolare aspetto della sua vita. In particolare, e questo ha presumibilmente determinato il colpo apoplettico che ce l'ha portato via, Dick adorava le anfetamine. Del resto sapeva quello che faceva e nessuno (o almeno non il sottoscritto e men che mai Dick) ha mai sostenuto che drogarsi allunghi la vita.

3) Ach, non ho già più voglia di dilungarmi a riguardo, ché il punto dovrebbe esser chiaro, ma avevo promesso 3 fatti. Ma visto che ormai i fatti contano davvero poco (...), mi adeguo. Boh, ad esempio si è molto (s)parlato del vizietto del fu Avvocato Agnelli, ovvero una qual certa mai del tutto accertata passione per, come dire, per la cocaina. Non è un fatto comprovato, d'accordo, ma guardiamoci negli occhi: è un fatto. Ed è a lui che l'Italia tutta, nel bene e nel male, deve un sacco di cose e tesori e faccende oscure che non starò qui ad elencare. Di certo, sapeva fare il suo mestiere di imprenditore, e non era affatto estraneo al mondo della politica e ai suoi meccanismi. Eccetera. Però su Lapo sorvoliamo: i tempi sono cambiati, non c'è più stile.

Tutto questo per dire: al cittadino dotato di senno interessa davvero poco conoscere se e quali/quante sostanze un politico assuma, o quando o perché le assuma, né quali persone/alieni/trans frequenti nella vita privata (e se è per questo, anche in quella pubblica), a patto che 1) i suoi comportamenti restino nell'ambito della ragionevolezza e 2) soprattutto della legalità. Le sue scelte pubbliche, i suoi comportamenti pubblici, gli atti e le firme a verbale, ogni cosa in ambito "politico" dovrebbe essere giudicata unicamente in sede elettorale, dagli elettori del caso, e al momento opportuno (oppure dai magistrati, certo, sempre che a questi ultimi sia dato modo di fare il loro mestiere (sigh)).

Oggigiorno, in Italia, se qualcuno viene "sorpreso" (non chiedetemi dove stia la sorpresa) a "drogarsi", per lui sono previste (discutibili) misure dissuasivo/amministrative (tipo: sospensione della patente, corsi di recupero psicologici, percorsi terapeutici di reinserimento e altro), e nei confronti di chi viene accusato di assumere una o più sostanze dichiarate "illegali" (...) lo stato prevede talvolta una lunga serie di provvedimenti ad personam, ad esempio: accusarlo iniquamente di spaccio e sbatterlo in galera in attesa di giudizio (sigh) e lì lasciarlo a morire, e lasciate perdere il cordoglio per Cucchi se la vostra mente sta correndo al povero ragazzo recentemente protagonista delle cronache: è solo l'ultimo di una sterminata fila di ragazzi dimenticati proprio da gente come Marchetti. Davvero, è una campo delicato, troppo delicato, un campo su cui (ci sembra) Marchetti non ha alcuna autorità per proporre/pontificare/farsi vedere sui giornali come solo certi politicanti di provincia aspirano a fare (ovvero: sempre, comunque e a ogni costo). Questo non significa che fare test su chi guida un mezzo pubblico o ha che fare attrezzature /materiali pericolosi sia sbagliato a priori: è anzi, con le dovute regole e premesse, una cosa più che ragionevole. Ma la politica è cosa ben diversa che non manovrare un macchinario pesante, e sopra ogni altra cosa: se qualcuno nel proprio salotto si diverte a mettere il cervello sul tavolino e a prenderlo a martellate per poi sbatterlo nel frullatore, trovo che lasciarglielo fare in santa pace sia un principio sacro e inviolabile.

Quello che preoccupa il cittadino è piuttosto (oltre che al rispetto delle leggi in generale, e l'attuazione dei programmi sventolati in campagna elettorale) la stupidità. Nessuno vorrebbe essere rappresentato da uno stupido (a parte, forse, un altro stupido). Mi spiego meglio: se Marchetti (o chiunque altro) decide di presentarsi completamente sbronzo di Barolo o strafatto di crack in Provincia (a patto che venga in navetta o con l'autista d'ordinanza) per proporre qualcosa di assolutamente sensato e condivisibile e geniale, non si vede dove stia il problema. Per questo ciò che consiglio a Marchetti è di redigere una nuova mozione, auspicando che tutti i consiglieri provinciali si sottopongano non già a un discutibile test anti-droga (e allora perché non anti-psicofarmaco o anti-alcol o anti-tabacco eccetera?), ma a un test anti-stupidità.

Un esempio di domanda che si potrebbe inserire all'interno del test anti-stupidità è:

Avete intenzione di proporre test anti-droga ai consiglieri provinciali?
[Sì]
[No]
(Barrare con una crocetta la risposta scelta)


Certo, Marchetti dovrebbe augurarsi che test simili, magari con conseguente revoca del diritto al voto per i "positivi", non vengano MAI estesi agli elettori.

lunedì 9 novembre 2009

Il processo a Castruccio Castracani: una sentenza già scritta e dai risvolti inquietanti

LUCCA - Alle ore 17 di ieri (sabato 7 novembre) circa cinquecento persone affollavano l'auditorium di San Romano per assistere all'annunciato processo storico a Castruccio Castracani, signore di Lucca sino al 1328, presieduto da numerose autorità e volti noti della vita pubblica cittadina supportati dall'autorevole presenza di Riccardo Nencini, pienamente calato nel ruolo di Inflessibile Presidente della Giuria e da quella dello storico Franco Cardini, anch'egli fiorentino e responsabile di un'introduzione minuziosa che in considerazione dell'enormità dei temi chiamati in causa da una "ricostruzione storica" del genere avrebbe potuto - e ha in effetti rischiato di - proseguire in eterno.
Un considerevole afflusso di spettatori, dunque, che resistendo compostamente per le oltre due ore necessarie a giungere al verdetto finale non ha mancato di sorprendere gli organizzatori e chi scrive, confermando il gradimento suscitato dall'iniziativa.
Prima di passare alla cronaca vera e propria dell'evento, oggettivamente a tratti mancante di una certa "vitalità" - del resto, sul palco erano presenti avvocati e uomini politici, certamente professionalmente inclini a forme di "recitazione" e confronto col pubblico ma altrettanto certamente non attori professionisti - val dunque la pena soffermarsi proprio sulla platea, e sul senso che una manifestazione del genere può avere, anche in occasione di eventuali repliche future, dal punto di vista dell'offerta "culturale" lucchese (e le virgolette sono d'obbligo, trattandosi nella fattispecie di una sorta di "gioco" per ammissione degli stessi intervenuti, che sul punto hanno molto insistito nella fase introduttiva).
Spiace per molti aspetti dover constatare e sottolineare che l'età media dei presenti era abbondantemente superiore a quella del sottoscritto, aggirandosi ben oltre i cinquant'anni, numeri che se da un lato non stupiscono, specie in considerazione della peculiarità dello "spettacolo" offerto, dall'altro dovrebbero indurre a una qualche forma di riflessione.
Senza spingerci oltre in questo breve resoconto, giova in tal senso ricordare agli organizzatori e a coloro che hanno a cuore le sorti dell'interesse per argomenti spesso considerati eufemisticamente "noiosi" dalle fasce più giovani della popolazione - le stesse che più potrebbero trar giovamento da certi approfondimenti - che la figura di Castruccio Castracani, indubbiamente uomo del suo tempo, a suo modo rivoluzionario e romantico, protagonista di un'epoca di crescita forse mai più conosciuta dalla cittadina toscana, testimoniata anche da innumerevoli tracce architettoniche, e artefice di cambiamenti "locali" con ripercussioni epocali sull'intera società medioevale e sulle vicende storiche a seguire, è in larga misura assimilabile ad altre figure che in un modo o nell'altro fanno ormai parte anche dell'immaginario giovanile.
Un evento simile, debitamente calibrato sulle esigenze di un pubblico più eterogeneo, non avrebbe probabilmente mancato di attrarre numerosi interessati anche tra i più giovani. Inspiegabile e per certi versi inquietante, invece, la pressoché totale assenza di uomini e donne tra i venti e i trent'anni, che in un'uggiosa giornata novembrina avrebbero certamente potuto approfittare dell'occasione, dello spazio riscaldato offerto e della sua gratuità.
Sui loro interessi e sulle incombenze dei loro fine settimana aleggiano le ipotesi più varie, tutte più o meno sconfortanti, e alcune - poche, ahimé - pienamente condivisibili e giustificabili (le complesse passioni e incombenze dell'età in esame, e quanto consegue in termini di gestione del tempo libero).
Tornando alla cronaca, il processo si è svolto senza intoppi rilevanti, sotto la citata direzione di un inflessibile Presidente della Corte - non troppo super partes, in considerazione delle origini fiorentine - e ha visto alternarsi i protagonisti sul filo del classico processo da fiction, con l'accusa (Sergio Garofalo) che illustrava i capi d'accusa, supportata dalle autorevoli testimonianze di Monsignor Giuseppe Bernacchioni e Sergio Nelli:
1. essersi reso responsabile di un omicidio dai contorni poco chiari;
2. aver contribuito alla crisi delle libertà comunali, sfruttando a suo vantaggio la pratica di Governo della Signoria;
3. aver appoggiato Uguccione della Faggiola, consentendo il saccheggio della basilica di S. Frediano;
4. aver provocato con la sua politica filo imperiale e la sua spregiudicatezza uno scontro con il Papato culminato con due scomuniche ed un interdetto nei confronti della città di Lucca;
5. aver voluto farsi signore di Pisa, nonostante l’avversione dell’Imperatore Ludovico il Bavaro, con gravi conseguenze per Lucca;
6. aver mancato di consolidare le strutture di governo della città, tanto che poco dopo la sua morte, Lucca si ritrovò, sotto il dominio dello straniero pisano.
 
Le tesi dell'accusa sono state in seconda istanza agilmente smantellate dall'avvocato della difesa, Mauro Cortopassi, coadiuvato nella sua opera dagli interessanti interventi di Emilio Rosselli e Vincenzo Esposito, che non hanno mancato di far sorridere il pubblico proponendo arditi paralleli tra le gesta del Capitano di Ventura e principi e cavalieri d'oggi, guardandosi bene dall'affondare troppo la lama nelle purulente piaghe della vita politica italiana e giungendo a ipotizzare, con una provocazione ucronica che ha lasciato interdetto il Presidente della Corte e deliziato il pubblico di parte - e in verità niente affatto inverosimile - che se Castruccio non fosse morto dopo solo dodici anni di "regno", Lucca sarebbe oggi, e come minimo, capoluogo di regione. L'unico punto sul quale la difesa non è riuscita a strappare una completa assoluzione riguarda l'accusa di "fellonia", derivante dall'assignoramento di Pisa avvenuto senza l'esplicito appoggio dell'imperatore Bavaro, accusa per la quale sono state tuttavia concesse attenuanti specifiche dovute e al contesto storico e ai rapporti che legavano i due.
Suggestiva, infine, la provocazione della Corte, che in chiusura di sentenza ha proposto, per valutare quanto il "mancato consolidamento delle strutture di governo della città" sia frutto unicamente del fato, come vuole la tradizione storica (si ricorderà che Castruccio Castracani, all'apice della sua carriera politica e militare, fu stroncato da un malanno), o piuttosto di un misterioso e apparentemente indimostrabile complotto politico, ipotesi per svelare la quale la Corte ha (scherzosamente, ma fino a che punto?) proposto di procedere all'esumazione della salma del Capitano di Ventura - della quale per altro l'ubicazione è incerta - per valutare da un lato l'eventualità dell'assassinio politico, ottenuto presumibilmente col classico sistema dell'avvelenamento, e dall'altro per dar conferma o smentita alle voci che vorrebbero l'uomo d'arme sepolto con un saio, per sua stessa esplicita volontà, a testimonianza della (discussa) "integrità morale" di chi ha trascorso la vita a mettere a ferro e fuoco le campagne toscane accumulando potere, fama e tesori, laddove questi rischiano sempre di far passare in secondo piano i più "alti disegni strategico-politici", che nel caso di Castruccio Castracani restituiscono a posteriori, e a tutti gli effetti questo è un dato innegabile, una figura unica non solo per la storia della città di Lucca e dei suoi rapporti con le città confinanti, ma per la penisola italiana intera e il mondo medioevale tutto. Una figura per la quale valeva davvero la pena esser presenti in San Romano, a smazzarsi due ore di carnevalata storica alleggerite dalle suggestive immagini proiettate durante le fasi di delibera.

49ers

Scoop: le imperdibili rivelazioni intercettate nell'atteso capitolo #49 del rocambolesco "Un'imprevedibile concatenazione di eventi" sono disponibili in formato decriptato.

mercoledì 4 novembre 2009

Trasinformazione

Come potete facilmente immaginare, ho letto con estremo e crescente interesse l'odierno editoriale dell'impagabile Gabriele Cané, sul "Quotidiano Nazionale" La Nazione, e parliamo in questo caso di un convincente richiamo all'etica politica ispirato alle vicende dell'omosessuale Marrazzo, le cui (di Marrazzo) scelte in tema di sessualità in realtà interessano ben poco il sottoscritto, abituato a - e feroce praticante di - ben altre e peggiori perversioni. Da qualche parte nel suo esilarante pezzo, il ben noto editorialista invoca il ritorno alla politica dei professionisti della politica, intendendo probabilmente con questa oscura e criptica espressione - "professionisti della politica" (e mi si perdoni se l'autore ha utilizzato termini diversi, non è che ho l'abitudine di comprare robe tipo La Nazione e quindi mi tocca ogni volta andare a memoria e la mia memoria non è esattamente il massimo in termini di performance e attendibilità) - non meglio precisate figure mitologiche presumibilmente dotate di ipotetico "patentino politico" rilasciato da ipotetica autorità attestante l'appartenenza a una qualche forma di massonico o comunque non istituzionale "albo dei politicanti" o altro - davvero, non ho idea di cosa diavolo stia parlando il buon Canè e cerco solo di farmene una ragione e di aiutarvi a comprendere - mancando a livello giuridico e formale un qualsiasi genere di "attestato" che garantisca in qualche modo la possibilità di fregiarsi del titolo di "politico", al pari di quanto possono fare ben più fortunati appartenenti a categorie protette quali magistrati, notai, primari del Campo di Marte e architetti che lavorano per il Comune o altro. Facciamo dunque questo benedetto salto di qualità e immergiamoci nella sospensione della credulità, fingiamo insieme per un istante che l'editorialista abbia idea di cosa diavolo sta parlando quando invoca un ritorno ai bei tempi in cui la politica la facevano i politici e non personaggi "prestati alla politica" (...), e cancelliamo dalla mente figure tipo Mazzuca (nota extratesto: Mazzuca, antica casata greco-albanese stabilitasi inizialmente nella provincia di Cosenza e proveniente da Corone, nel Peloponneso, è una delle principali famiglie Arbëreshë e discende da uno dei sette valorosi nobili che accompagnarono Giorgio Castriota Skanderbeg dall'Epiro nel reame di Napoli nel XV secolo, vedi anche (*)) et al, "opinionisti" quotidianamente presenti sul controverso quotidiano (non di partito, si badi bene) e regolarmente parlamentari in forze al PdL e come dire, "prestati" alla politica dallo stesso quotidiano per cui scrive il grandissimo e impareggiabile Canè, che proprio contro tali "prestiti" si scaglia con veemenza (l'accento sulla "e" di Can"e", al momento di scrivere, non si sa sei sia acuto o grave, così come non è ben chiaro perché ci si "dimentichi" momentaneamente che il Boss del PdL è per sua stessa definizione l'archetipo dell'uomo prestato alla politica: comunque riguardo all'accento sulla "e" fate un po' come vi pare, e se state perdendo il filo non vi preoccupate: fa parte del gioco). Quello che intendo dire è che fin qua non sembra esserci nulla di strano: l'editorialista è completamente pazzo, nessun problema, e scrive a vanvera, ok, per cui è tutto a posto e La Nazione continua a essere il mio Quotidiano di Riferimento. Davvero: molto, molto meglio del Vernacoliere o di Linus. Quello che mi fa davvero sorridere (e in seconda battuta mi gela il sangue nelle vene e mi mette voglia di suicidarmi) è osservare la posizione che il buon G.C. assume contro l'omosessuale Marrazzo, il cui comportamento non sarebbe "compatibile" col mestiere del "politico" perché Marrazzo ha moglie e figli e quindi non sarebbe "bello" o "etico" o "moralmente accettabile" che Marrazzo se la facesse con uno o più trans dopo aver spippettato coca (alzi la mano chi... eccetera) facendosi pure cogliere in flagrante, dimenticando o facendo finta di dimenticare o più probabilmente non avendo alcuna idea del fatto che il sottotesto dell'editoriale in esame - avendo anche solo parziale e faziosa memoria dei recenti scandali in cui è rimasto coinvolto il nostro tartassato Principe Scapigliato - è che se il P.S. se la fa con una o più mignotte allora tutto ok, viceversa se Marrazzo va con uno o più trans zac, scatta la questione morale, e questo fa sorridere solo se non si pensa alla discriminazione insita nella negazione del diritto di vivere la propria sessualità liberamente entro i confini stabiliti dalla legge, un atteggiamento davvero terribile da parte di un editorialista letto da centinaia di migliaia di persone (?) le cui idee (?) sono plasmate anche da sottigliezze simili, e pensare che tutto ciò avviene su un quotidiano a distribuzione nazionale in tempi in cui se sei finocchio o simile è caldamente consigliabile guardarsi le spalle, più che dal partner, dai picchiatori. Lascio perdere l'ipotesi della malizia, che Canè-Cané mi pare distante mille miglia del Genio del Male, e invio un caloroso saluto.

(*) Davvero una grande famiglia: Alberto Mazzuca, scrittore e giornalista, Alfonso Mazzuca, presidente unione sindacale forense, Carla Mazzuca, giornalista e donna politica italiana, presidente del Soroptimist Roma, Giancarlo Mazzuca, giornalista e politico, già direttore de "Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno" (Quotidiano Nazionale), Gian Piero Ventura Mazzuca, giornalista e politico, Joseph Mazzuca, giocatore professionista di baseball, Mario Mazzuca, stella d'oro al merito sportivo e pioniere del rugby, Theodosia (Dodie) Mazzuca, golfista professionista statunitense.

martedì 27 ottobre 2009

Lo strano mondo nuovo

Tempo di Un'imprevedibile concatenazione di eventi che torna a puntare le telecamere sullo sfortunato Enea, e arriva a 48 capitoli con "Lo strano mondo nuovo".

giovedì 22 ottobre 2009

Libertà di manipolazione

Ho letto su "La Nazione", con molto interesse e crescente stupore, l'odierno (22 ottobre '09) "editoriale" di tale Gabriele Canè, condirettore ed editorialista di un numero imprecisato di riviste e quotidiani più o meno "liberi" (dal canto suo, il giornalista sostiene di essere in effetti libero di dire e scrivere quel che vuole: giunto al termine del delirante editoriale, non ho avuto alcuna difficoltà a credergli). Riassumendo faziosamente il testo in due parole, il condirettore esulta per non so bene cosa riguardo a una (credo) supposta presa di posizione dell'europarlamento sulle (mi è parso di capire) recenti polemiche/proteste/manifestazioni per la "libertà di stampa" in Italia, dopodiché fa un po' la figura dell'ennesimo straccione che scrive cinquanta righe al mese e tenta di elemosinare qualcosina all'angolo di una strada (auspicando nella fattispecie la reale disponibilità di quei famosi 70 milioni di euro vagheggiati dal fantasioso Tremonti e "inclusi" nella prossima finanziaria a beneficio di alcune non meglio precisate - o almeno non precisate dal bravo condirettore - "testate giornalistiche"), e chiude grottescamente con sguardo lungimirante auspicando il rilancio delle edicole (?) e una più ampia diffusione delle medesime sul territorio (?). Poi. Il vetusto Canè, sempre da qualche parte nel suo articoletto, sostiene che la libertà di stampa consisterebbe nella possibilità per l'individuo (ovvero il giornalista) di aver accesso a "canali" e "mezzi" atti a diffondere informazioni, e questo significa, a quanto mi è dato di capire, che se Canè ha almeno un giornale su cui scrivere, allora la libertà di stampa è garantita. Il ragionamento, per quanto solipsistico, se siete Canè non fa un piega. Ora. Non conosco Canè, né ho una particolare passione per i suoi articoli né ci tengo a farmi nemici o passare per quello che deve per forza rompere le palle al prossimo se dice o scrive una minchiata. Ma ho la fortuna e il privilegio di conoscere e collaborare con alcuni giornalisti de "LoSchermo.it", e un paio di parole su questi argomenti mi piacerebbe spenderle. LoSchermo.it è un piccolo quotidiano "locale" autofinanziato che, come molte altre piccole realtà in tutta Italia e nel mondo, da qualche tempo sta coltivandosi una base crescente di affezionati lettori che certo non hanno necessità di affrontare "improbe missioni" o "levatacce" per spingersi sino in edicola - sempre che riescano a trovarne una, nel Canè-mondo privo di edicole dipinto dallo stesso Canè - per posare lo sguardo sulle informazioni di cui sentono il bisogno, essendo il pubblico della testata in questione (LoSchermo.it, che spero vorrà riconoscermi qualcosa per questa lunga serie di genuflessioni e kudos non richiesti) formato da un insieme eterogeneo di individui di ogni età, estrazione sociale, credo politico e religioso - un po' come i collaboratori de LoSchermo.it stessi (ariborda), alcuni dei quali sono antipapisti e altri ultra-cattolici e uno mi risulta addirittura essere vegano - con in comune la passione per la libertà d'espressione (propria e altrui) e la capacità di stare al passo coi tempi. Ingredienti che a dirla così pare poco, due tizi si mettono d'accordo e aprono un blog e festa finita: libertà di informazione a go-go.  Macché. E infatti, piccola digressione: il costo di un numero de "LoSchermo.it", per il lettore dotato di connessione a internet anche PSTN, è pari a zero virgola XY€ ovvero pochi centesimi derivanti dall'inevitabile costo della connessione (inevitabile, sino a che lo Stato o un demiurgo non si decideranno a considerare la costruzione e la manutenzione delle strade informatiche un diritto del cittadino pari alle carrarecce, e il diritto alla libera espressione un diritto di tutti e non del solo - pur bravo - Canè); le voci di costo che lo stato italiano indirizza al sostegno di una realtà come "LoSchermo.it", fatte salve le citate e non di rado scadenti infrastrutture informatiche necessarie a garantire agli utenti l'accesso alla libera informazione, sono pari a 0€; il direttore del "piccolo" quotidiano online non piange per le vendite in caduta libera; non piange per gli inserzionisti che si volatilizzano; lui e i suoi collaboratori, con quella che parrebbe pura e semplice onestà deontologica, investono il loro tempo e le loro energie nel tentativo di fornire un servizio giornalistico alla cittadinanza: ognuno di loro si sforza di dare un contributo, ripagato unicamente dagli inserzionisti più attenti, ovvero da quanti fuggono dalla carta stampata e ripiegano su mezzi più economici e dinamici e moderni, e dalla soddisfazione di aver reso alla comunità cui appartengono un "vero" - per quanto in larghissima parte ma solo momentaneamente limitato alla provincia di Lucca - servizio. Fine della digressione: parliamo di edicole. Si badi bene: non ne auspico la chiusura. Sono anzi uno sfegatato sostenitore dell'abbattimento delle foreste, ma solo se questo serve a diffondere idee e opinioni meritevoli di un tale sacrificio. Ciò che auspico è dunque il rapido fallimento di quelle testate che (soprav)vivono di contributi statali e privati (storia vecchia, lunga e già dimenticata e sicuramente irrisolta e scandalosa per quanto è capace di deformare i fatti esposti e le linee editoriali) più o meno occulti; il pensionamento di "giornalisti" vecchi e rincoglioniti che a quanto pare identificano la libertà di stampa con la libertà di dire, affermare o raccontare qualsiasi cosa faccia loro piacere/comodo (ed è quello che faccio pure io, d'accordo, ma almeno non vado in giro a raccontare di essere un "giornalista" e soprattutto non sono un vecchio rincoglionito ma un rincoglionito di mezz'età che aggiunge parole all'oceano, con l'unico risultato che, de facto e di questo passo, in mezzo al marasma di idee e opinioni e storie contraddittorie e contrastanti e faziose e non di rado completamente false o addirittura inventate di sana pianta non esisterà più, per il lettore, alcun tipo di "libertà di accesso all'informazione", perché - sto usando il tempo futuro perché sono ipocrita e ottimista - non esisterà più alcuna distinzione tra informazione e chiacchiera da bar); ciò che auspico è la proliferazione di piccole realtà locali che diano voce alla libera espressione di quanti - come gli stessi autori/lettori de LoSchermo.it - in primo luogo sono utenti, e in seconda battuta creatori di contenuti, tanto desiderosi di comprendere quanto di offrire ove possibile chiarezza e per quanto utopico uno sguardo "oggettivo" sulla realtà, ridefinendo almeno un poco lo stereotipo del giornalista che si limita quotidianamente a "sbattere il mostro in prima pagina" per far cassa; auspico certamente il dirottamento dei fondi pubblici destinati a far sopravvivere macchinose redazioni-mostro verso nuove e più pressanti emergenze, che non quella di far sopravvivere il Quotidiano Nazionale (o simili accozzaglie di opinioni distorte e casi inventati e pubblicità di creme/pasticche/maghi per l'erezione o ritrovati per il rinfoltimento tricotico travisate da articolo pseudoscientifico - ogni riferimento al Premier è puramente casuale) solo perché non è in alcun modo in grado di stare in piedi da solo (eppure a ogni  piè sospinto si erge a paladino del "libero mercato": ora, nel caso specifico, come si fa? Più edicole?!?, no, dico, ma vi rendete conto? Io a Lucca come metto il naso fuori di casa mi ritrovo davanti un'edicola, e se non compro il giornale in quella davanti casa ce n'è una a duecento metri e così via, e il giornale me lo ritrovo comunque in ogni barino degno di questo nome, e se per caso non vado al bar, se faccio tanto tanto di andare a trovare i miei ci sono La Nazione e/o Il Tirreno belli pronti da sorbire, e se non li leggo non è perché non li trovo - un giorno mi è successo, ma ero rimasto a dormire sulla Pania - ma perché semplicemente ho di meglio da leggere: ma forse Lucca è una realtà privilegiata che Canè non conosce, e allora che dire: venga a farci visita, mister, ché qua nel cuore del distretto cartario lucchese abbiamo una vera e propria oasi della carta stampata e non sappiamo più che farne); quello che auspico è infine che questa mia manciata di byte non venga "cestinata" in nome della libertà d'espressione del solo Canè, che da cinquanta e più anni gode di fiducia e visibilità su quotidiani, rivistucole e simili e ha ancora la forza e la voglia e il coraggio di lamentarsi che ha bisogno di più soldi e più attenzioni e che gli altri son tutti comunisti e farabutti.

martedì 20 ottobre 2009

Mani mozzate

A chi appartiene la "mano mozzata"? Cos'è successo allo sfortunato Manrico Cianti, incarcerato e accusato di terribili delitti? Mano a mano che L'imprevedibile concatenazione di eventi prende forma, le cose si fanno più chiare. Leggete di come il nostro buon Enea Pretori si districa nelle mille incombenze della vita quotidiana, e di come si prepara a superare le mille trappole della burocrazia nel quarantasettesimo, inquietante, capitolo della sua personalissima epopea.

venerdì 16 ottobre 2009

L'Insorgenza

Insorgenza [in-sor-gèn-za] n.f. [pl. -e] l’insorgere, il manifestarsi improvviso, detto spec. di malattia, di fenomeno morboso: l’insorgenza della febbre, di complicazioni.

"In relazione a quanto pubblicato oggi dal quotidiano britannico "The Times" circa l'impegno italiano in Afghanistan [...], si precisa che il Governo Berlusconi non ha mai autorizzato né consentito alcuna forma di pagamento di somme di danaro in favore di membri dell'insorgenza di matrice talebana in Afghanistan, né ha cognizione di simili iniziative attuate dal precedente governo"

Questo (e altro) si legge in una nota di palazzo Chigi.

Lo so. La questione ha radici lontane, e la tecnica divulgativa in esame trova oggi facile applicazione grazie alla piaggeria e alla scarsa onestà della gran parte dei giornalisti, e trova altresì terreno fertile nell'immaginario del volgo ignorante che poi certi termini si ritrova inconsapevolmente a usare. D'accordo. Non so se ci sia molto da fidarsi di un tizio come Ignazio "Satana" La Russa, né tanto meno se valga la pena perder tempo a criticare l'uso che lui e/o i suoi sulfurei collaboratori fanno dell'italiano in missione di "pace" all'estero. Trattandosi di politica estera ci risparmiameremo dunque i dettagli e andremo tantosto al sodo, occupandoci per alcune righe del vulnus dell'italiano inteso come lingua. Mi viene infatti in mente una considerazione: che nell'area afgana siano sorte complicazioni morbose a causa dei Talebani sembra innegabile, ma forse palazzo Chigi, parlando di "insorgenza", più che elaborare una sottile metafora sui mali del mondo, voleva semplicemente dire:

Insurrezione [in-sur-re-zió-ne] n.f. [pl. -i] ribellione collettiva; in partic., l’insorgere unanime di una grande parte della popolazione contro i poteri dello stato: un’insurrezione popolare; promuovere, reprimere un’insurrezione ¶ Dal lat. tardo insurrectiōne(m), deriv. di insurrēctus, part. pass. di insurgĕre ‘insorgere’.

...o forse non ho capito una sega io, e allora cortesemente qualcuno prema qua e si prenda la briga di dirmi: "Non hai capito una sega", e chiusa lì. Voglio dire, magari si può tranquillamente utilizzare "insorgente" al posto di "insorto" e "insorgenza" al posto di "insurrezione" (e allora probabilmente si può anche utilizzare "cazzo" o "emorroideo" al posto di "pane", et similia, sicché uno su questa linea potrebbe tranquillamente pensare di poter dire "Cazzo, sono paranoia avanti di Racalbuto con omofobia da pane di Treblinka", ed essere comunque compreso - cosa che in effetti in certi contesti avviene...). Resta il fatto che un simile episodio (La Russa o chi per lui che scazza i termini in una nota ufficiale e confonde le acque e dice e non dice, o forse, a questo punto è lecito sospettarlo, dice proprio per non dire) è emblematico: se i Servizi Segreti avessero davvero pagato "mazzette" a presunti "insorgenti" (...) talebani per preservare (con risultati tutt'altro che esaltanti) l'incolumità dei nostri "eroici ragazzi all'estero" (statistiche alla mano, piuttosto ben stipendiati e vittime di un tasso di mortalità - 21 vittime su migliaia di militari che si son dati il cambio dal 2004, se non erro, in zone dove semplicemente se con la Panda 4x4 giri a destra invece che a sinistra finisci in un burrone - non certo più drammatico di quello sofferto da quanti lottano per la libertà, la pace e la democrazia in madrepatria, investendo non i soldi ed energie dei concittadini ma i propri) senza prima interpellare nessuno e senza poi "avvisare" i francesi e gli altri "partner" operanti nell'area di simili "strategie", beh sarebbe tutta da ridere, anche considerando gli intrecci derivanti dalla considerazione che la popolazione "talebana" dell'area è una delle principali produttrici/esportatrici di oppio (e oppiacei derivati), sostanza che assieme a molte altre tanto preoccupa i nostri (e non solo) proibizionisti (no, non riguardo all'alcol, e infatti l'Italia e Lucca in particolare sono tra i primi paesi al mondo in quanto a concentrazione di barini e briai) e donchisciottiani vertici politicanti, chissà, forse immemori di "statistiche" che in questo istante - sempre dati alla mano, visto che verificare ed esplicitare le fonti è comunque buona pratica - vorrebbero "eradicare", oltre a culture e insorgenze e morbi più o meno globali, ad esempio e parlando per semplicità espositiva della ben nota Cannabis, un "male" che "affligge" un cittadino del mondo su 25 (ca. 166mil di individui di ogni razza, ceto, età, credo religioso o politico etc.). Poi capita che uno (magari, eh: non è detto, ma può capitare) pensa alla "corruzione" e alle sue dinamiche, a come vanno le cose tra polizia-esercito-narcotrafficanti in Messico e in altre regioni "problematiche", dove davvero si muore per colpa della droga (e, come accade di frequente, lo si fa indirettamente, visto che se da noi a uccidere consumatori/spacciatori - e qua tutto si gioca sul paradosso assassino di riuscire distinguere in qualche modo il micro-spacciatore dal consumatore...ahahah! - sono carcere et similia, in zone del genere risultano molto più rapidi ed efficaci il machete o l'Ak-47 e talvolta le armi chimiche), e proseguendo su questa linea di pensiero può capitare anche che uno ri-colleghi superficialmente la parola "mazzetta" alla parola "esercito italiano", ripensando ovviamente ai bei tempi lontani della naja quando i commilitoni gli passavano i primi spinelli e quando il caporale o sergente di turno - oltre alla lonza e ai prosciutti e all'istrice e innumerevoli altri generi alimentari molto ambiti - "trafficava fumo" a diecimilalire al grammo, e si immagina questi folli (caporali o sergenti non sono che la bassa manovalanza, in tale visione grottesca) che fanno la guerra pace a destra e sinistra e sommergono il proprio paese di sostanze d'importazione [Pagate coi soldi di chi? Indovina.] quando sarebbe molto più comodo e conveniente e sensato e oltretutto passibile di pubblico controllo coltivare oppio (e lasciamo per favore perdere, al momento, le complesse dinamiche dell'oppio, un tempo favorito dei cinesi delle fumerie e oggi principale risorsa nella lotta al dolore procurato da innumerevoli terribili patologie, lotta quella al dolore che in terra vaticana non è molto ben vista, rappresentando l'umana sofferenza una delle cose che più ci renderà simpatici e benvoluti agli occhi del Buon Dio al momento della Definitiva Resa dei Conti) e quant'altro sul suolo natio, così da lasciare il Messico ai messicani e l'Afghanistan agli afgani (eventualmente talebani) e ai loro bei problemi di politica interna e investire energie, capitale umano e denaro in altre e più proficue attività (es.: la masturbazione). Poi magari uno può anche pensare che il "Times", in tema di politica estera, non è (con tutto il dovuto rispetto per le belle testate citate a esempio) esattamente l'equivalente d'oltremanica de "La Nazione" o de "il Tirreno" o de "LoSchermo.it" et similia, e quindi che dire "certe cose" riguardo al "Times" tocca l'immaginario collettivo, ovvero non solo il mio o quello del buon Remo Santini o del promettente Stefano Giuntini, ma quello di milioni (miliardi) di persone anche non italiane, e dire certe cose su certo immaginario è un po' come dire della Madonna che non era affatto vergine (e questo ci può anche stare, se uno crede alla Madonna) ma una meretrice (e questo ci sta già un po' di meno, soprattutto se uno crede alla Verginità della Madonna), ed è un po', come dire, una mossa che lascia per lo meno allibiti e che sa tanto di potenziale boomerang anale, tanto più che: è evidente che chiunque (io, il promettente Giuntini o lo stesso Satanico Ignazio) si trovasse in Afghanistan, non esiterebbe un cazzo di secondo a "corrompere" o "foraggiare" o "intessere trame" pur di salva[rsi il culo]guardare la propria incolumità e quella dei commilitoni e ovviamente di massimizzare le possibilità del raggiungimento dei propri (per oscuri che siano) obiettivi.

Bene. Lasciando da parte l'inevitabile tristezza/amarezza che certe considerazioni mi mettono addosso, vi lascio con un bel messaggio di speranza: presto, molto presto tutti noi (io, il Giuntini, e il Satanico Ignazio e più o meno chiunque altro ci stia leggendo, sempre che ovviamente non ci stia leggendo un improbabile Essere Immortale) saremo tutti morti e sepolti nei nostri comodi mausolei, e certe quisquilie non avranno più alcun senso.

lunedì 5 ottobre 2009

Io sono la tendostruttura pensante

Mi si perdoni l'estenuante ricorso a parentesi e deviazioni dal nocciolo della questione, ma parentesi e divagazioni non servono ad altro che a dipingere la complessità del discorso rendendolo pressoché incomprensibile o comunque molto arduo da seguire o decifrare, e questo perché il fatto è che in realtà non dubito che un sacco di gente ogni anno si rallegri in modo particolare del sorgere dei mostruosi tecnotendoni che vanno stagionalmente a devastare da un lato uno dei migliori scorci delle mura di Lucca e dall'altro il glorioso manto erboso dell'ex Balilla per tanti anni vessato unicamente dalle scarpette di giovani calciatori e appassionati cacabullette, ma io no, non mi rallegro, e in ultima analisi i mostruosi tecnotendoni vanno a collidere anche coi miei ricordi e le mie ingenue credenze/speranze di fanciullino, quando abusi estetici estemporanei del genere non trovavano dimora nemmeno nella peggiore delle menti istituzionali al potere (e invece, "ora come allora", mi trovo costretto a dire vedendomi passare davanti le stesse facce da un giro di criptico valzer al successivo e con criptico giro di valzer intendo dire: trent'anni, quasi quaranta per Dio, le stesse 4 facce). Non dubito nemmeno del fatto che l'adesione incondizionata dovuta a manifestazioni quali Lucca Comics and Games - incondizionata e dovuta un po' come è diventata abitudine politicamente corretta per i B&B apporre incondizionatamente la scritta "Gay friendly" nelle loro brochure, lasciandomi perplesso al pensiero che allora la normalità prevede che un B&B standard ovvero che non esplicita di essere "Gay friendly" offra ospitalità in modo discriminatorio mettendo i gay in apposite stanze o celle lontane alla vista e roba simile - o come diavolo si chiama l'annuale (o quel che è, non lo so e non mi interessa) sagra del fumetto (o meglio, come diavolo si chiama la S.R.L. o società dai contorni confusi e ambigui che ha in gestione la sagra del fumetto appoggiata praticamente da chiunque non voglia passare per pazzo retrogrado e perdere preziosi punti nelle tabelle mentali di amici e conoscenti, anche se a onor del vero bisogna dire che sul sito della LCG c'è un rassicurante codice etico in formato pdf da scaricare e stampare, sono tipo 400 pagine di palta dove però si vedono balenare cose inquietanti come "Responsabilità limitata" "Controllata interamente dalla Capogruppo Lucca Holding S.p.A." eccetera, tutta roba che se ti metti davvero a indagare può diventare davvero molto, molto inquietante) che tanta risonanza e successo commerciale ottiene, e presso i lucchesi e presso le orde visitatrici - faccia passare in secondo piano questioni come: i deliranti tendoni bianchi eretti annualmente davanti a uno dei più begli scorci delle mura lucchesi, apprezzato (lo scorcio in questione, almeno nei restanti mesi dell'anno quando la situazione non è poi così orrida salvo gli aspetti che metterò in rilievo in seconda battuta, ci mancherebbe che le cose ogni tanto vadano bene) da centinaia di migliaia di turisti che da quel colpo d'occhio ricavano la prima impressione {la seconda, se contiamo il McDonald's e l'aereo di Fazzi incrociati subito dopo aver pagato un salatissimo pedaggio al casello relativo, e scommetto un corretto che un buon 25% di turisti, a quel punto dopo il McD e l'aereo incredibile e i resti raccapriccianti dell'Uba-Uba già Il Paguro (lunghissima faccenda su cui ritorneremo un giorno, forse) si ritrova a compiere un giro di rotatoria e andarsene a visitare chessò, Pisa, vuoi per errore, a causa dello svincolo progettato con criteri non propriamente a misura di essere umano, vuoi per scelta, di fronte al poker di obbrobri che include l'onnipresente Holiday Inn [ma ci sono davvero turisti che ci dormono, o è, come sospetto, una specie di aberghetto a ore per lucchesi d'avventura?]}, insomma una prima base di giudizio su cosa è e come è strutturata Lucca e cosa ci si può attendere da un luogo del genere in veste di turisti una volta che ci troveremo non più sulla circonvallazione - e che diavolo di splendido effetto deve fare, da turisti, farsi il cavalcavia di San Concordio dopo aver visto il poker di obbrobri e affacciarsi, rotonda e traffico a parte, su quello splendido spettacolo di mattoni che fanno così storico e medievale e in sostanza bello, magari dopo il tramonto, illuminati in quel modo spettacolare - in coda nel traffico ingestibile (non gestito?) dell'area, ma all'interno della oggettivamente splendida e mai cantata abbastanza cornice muraria, quando magari quello stesso scorcio potrà essere ammirato dall'alto di uno dei suggestivi baluardi raggiunti con comoda pedalata a nolo o carrozza o piede volenteroso, e lasciamo perdere quella farsesca polemica sugli stupidi che completamente privati dell'intelletto precipitano o permettono che amici colleghi o familiari precipitino dalle mura di tanto in tanto, ché quest'anno, per adesso e toccando ferro, sta andando abbastanza bene. Il punto comunque non è solo il turista, attualmente e apparentemente unico destinatario degli investimenti e dei proclami istituzionali più reclamizzati e consistenti e a sua volta principale investitore/consumatore/opportunità agli occhi del lucchese acuto e commerciante, trovandosi infatti numerosi lavoratori o perdigiorno locali a transitare dalla zona in bicicletta o a piedi e talvolta in motorino, chi per raggiungere l'ufficio fuori dalle mura (parlo dei due o tre folli ancora realmente residenti all'interno delle mura), chi per recarsi dalla drammatica abitazione in periferia al bell'ufficio in città, chi per spacciare droga agli adolescenti o compiere piccoli furti e truffe e così via, e questo porta dritti al fatto che: il punto è che i lucchesi vedono. I lucchesi (non tutti, ma molti) pedalano, si guardano intorno, e se stanno zitti in un angolo e sembrano così distaccati o poco inclini alle relazioni sociali o a parlare di calcio e nuovi stadi con gli altri è solo perché (incredibile) stanno pensando. I lucchesi vedono ad esempio un gruppo di turisti transitare di lì, cioè nei pressi dell'orrida tendopoli della quale ovviamente ignorano funzione e significato, e vedono questi stessi turisti atteggiarsi in una lingua non comprensibile (nord-europea tipo belga o fiamminga, vai a sapere) a sardonici commentatori (è una cosa, quella di tradurre espressioni e comportamenti, che i lucchesi più attenti e abnegati sanno fare piuttosto bene) dell'italica incapacità-cliché di fare qualcosa con criterio, escludendo ovviamente i bei tempi andati e i bei monumenti e musei e palazzi che a distanza di secoli sono in sostanza ancora l'unica cosa che tiene legata e in piedi questa comunità, e poi è possibile vederli levare lo sguardo e la Canon digitale da sedici milioni di megapixel esagerati agli spalti, e immortalare per il proprio blog la vegetazione che ricopre mattoni (e buchi là dove i mattoni sono stati scalzati da tempo) e in particolare un bell'esemplare di fico (ahimé troppo giovane per dar frutti, ma davvero promettente per l'anno prossimo a patto di dotarsi di bastone e rete visto che c'è il fossato con anatre - molto apprezzate e molto fotografate anche loro - di mezzo) che fa bella mostra di sé a circa metà baluardo (asse Z), ed è abbastanza frustrante, per un lucchese che guarda e osserva e mentre pedala in bicicletta tenta di evitare turisti distratti e zigzaganti e di riflettere sulla sua città, notare che si spendono xmila euro (che siano xmila euro pubblici o privati non importa, e del resto nemmeno ne ho idea, ma anche qua il punto è: quella roba non può e non deve stare lì davanti alle mura, chiunque l'abbia pagata e qualunque sia la sua funzione e il suo significato, e questo non significa che davanti alle mura non si può mettere nulla, non sono un pazzo: significa solo che davanti alle mura non si possono erigere quei tendoni, non c'è un altro modo per dirlo ed è un fatto che presumibilmente la maggior parte delle persone dà per scontato alzando le spalle e pensando che tanto fra qualche mese saranno di nuovo scomparsi, e che comunque i fumetti da qualche parte bisogna infilarli) per l'orrida fila di tendoni claustrofobici a pochi metri dal bel fico di cui sopra, alberello che mese dopo mese si è ritagliato spazi vitali a discapito nel nostro monumento più importante, e il resto, l'opera delle Mura e il parere di mia sorella o di mia zia sulle priorità di Lucca e dei lucchesi o i vandali che rubano mattoni o decorano con lo spray chiese e monumenti e magari orrendi tendoni bianchi o l'osservazione che in tempi di sedicenti vacche magre sia davvero molto triste dover assistere al desolante spattacolo di decine di operai [d'accordo, l'indotto è importante e tutti abbiamo una famiglia (alcuni però non l'hanno sulle spalle, anche questo va detto) e di certo è anche molto importante per la stabilità della giunta avere delle certezze e sapere che sempre le stesse persone traggono enormi benefici economici dagli investimenti culturali lucchesi: questo è chiaro] di una qualche azienda incaricata dal comune o da chi per esso di erigere quei colossali padiglioni onestamente indegni della cornice in cui vengono annualmente calati - e sì, a questo punto sfido chiunque sia al contempo sano di mente a sostenere il contrario, cioè che mi venga a dire qualcosa sul tono: No caro palle, quei padiglioni sono una vera ficata e sarebbe bello averli lì tutto l'anno per tutta la vita - quando a poche centinaia di metri esistono spazi, ex caserme, ex uffici, ex negozi, ex cinema e teatri e parrocchie, ex manifatture tabacchi, ex fabbriche e scuole e capannoni industriali e qualsiasi altra cosa possa venirvi in mente se solo vi prendete la briga di girare la zona in bici (occhio alle macchine) sia fuori che dentro le mura, e lo sappiamo bene tutti quanti (almeno chi ha e usa una bici) perché ci passiamo davanti continuamente, ebbene tutto il resto e tutte le considerazioni vanno un po' a farsi benedire, resta solo l'immagine di devastante potenza di quelle centinaia di metri quadrati o cubi di PVC e alluminio e macchinari che vorrei tanto veder andare in fiamme (non fosse per la nuvola tossica conseguente), assieme all'amara constatazione che non di rado, al lucchese dotato di vista e spirito di osservazione e abnegazione alla missione autoimposta di riflettere sulle cose osservate, capita di incrociare altri lucchesi dalle analoghe caratteristiche, con occhi infinitamente tristi o corrucciati, frustrati, talvolta increduli o annoiati ma sempre incapaci di capire se quello che stanno osservando (e qui non parlo più solo degli indegni tendoni, penso ad esempio a un milione di altre cose, non so: i totem di Puccini, gli stalli per la sosta delle orde studentesche, la gestione malavitosa dei parcheggi in genere, l'arcano calendario della raccolta rifiuti, i cartelli che invitano la gente a non cacare davanti alla porta di una casa o dentro un androne, i cinema, il ristoro multiculturale e i servizi e le navette, cazzo, i collegamenti delle navette con la periferia e le molte zone completamente orbate di strutture tipo bar o ritrovi per la popolazione eccetera eccetera eccetera) non sia qualcosa di troppo grande e irrisolvibile, troppo complesso e ramificato, con troppe parentesi e interessi e spunti di ulteriore riflessione, se quello che ci circonda e fagocita non sia un certo tipo di declino del buon senso ormai irreversibile di fronte al quale l'unica cosa sensata da fare pena la depressione cronica diventa unirsi al flusso e spegnere tutti gli interruttori percettivi e abbandonarsi come dire alla corrente, e se penso che solo pochi giorni fa avrei potuto chiudere questa intricata aporia (non vogliamo i padiglioni ma li vogliamo perché alla fin fine dentro ci vanno a finire fumetti che interessano anche il sottoscritto oltre a migliaia di altre persone come me e voi e altre cose che con lo scorcio in questione hanno ben poco a che fare) citando in chiave ironica un personaggio che odiavo e che adesso è morto ("Allegria!"), il morale mi scende a un livello tale che probabilmente lo ritroveranno i posteri, in cantina, scavando tra i vecchi ricordi dell'ennesimo lucchese che non è mai riuscito a capire fino in fondo né Lucca, né i lucchesi. E scusate se ho dimenticato di chiudere qualche parentesi e di ricordare che tutto ciò non accade solo a Lucca: è così ovunque e per tutti.

Romeo

Un'imprevedibile concatenazione di eventi arriva a 46 capitoli grazie al tempestivo"Romeo": il protagonista di oggi, Gianni Terenzi detto il Gragnuola, viene sottoposto a uno strano interrogatorio.

venerdì 2 ottobre 2009

Chi cazzo potrei insultare oggi?

Interessante proposta sul sito di scommesse irlandese Paddypower.com, dove gli utenti sono invitati a farsi un po' di risate amare alla faccia dei poveri sudditi di Sua Maestà (non la regina limitrofa, ma il mediterraneo Silvio) e puntare sulla prossima personalità che verrà insultata dal medesimo imbarazzante Sovrano ad vitam. Si va dalla Merkel (largamente favorita con una quota di 3:1) a un certo Brian Cowen (taoiseach ovvero capo del governo irlandese, con un interessante 50:1, quota imputabile al fatto che con tutta probabilità né Silvio né i colaboratori hanno idea di cosa diavolo sia un taoiseach, e poi non sembra proprio il caso, con l'aria che tira, di avventurarsi in dichiarazioni che tirino in ballo l'Irlanda e passibili di mettere in moto paradossali e (di nuovo) imbarazzanti paralleli tra la storia (?) padana e e quella della verde landa indipendentista).
Bando alle ciance, fate le vostre puntate. Se per qualche motivo (...) la pagina on dovesse risultare raggiungibile, prima della mannaia censoria ho fatto in tempo a prendere una bella foto ricordo:

scommettete_th

giovedì 1 ottobre 2009

Jena pluviens

Un'imprevedibile concatenazione di eventi giunge a quota 45 capitoli grazie all'autunnale "Jena pluviens reloaded": il protagonista di oggi, il giornalista Camillo "Jena" Ruggeri, segue un'interessante pista sulle tracce dei fantomatici eredi del patrimonio Brooks.

lunedì 7 settembre 2009

La resistibile ascesa di Tazio Benelli

Con la piacevole frescura d'inizio settembre, sbarca clandestinamente sulle sponde del web il capitolo 44 di "Un'imprevedibile concatenazione di eventi". Respingetelo!

lunedì 31 agosto 2009

Neurone al fresco

Ancora una volta vado al bar, ordino un caffè e mi dedico alla lettura gratuita del mio Quotidiano Nazionale Preferito. Poi indago e scopro che (ancora una volta) per comprendere di che diavolo stanno parlando questi, tocca prenderla larghissima e mettere in moto il neurone e pompare aria condizionata al massimo nell'ambiente: si era agli inizi del marzo 2009 quando il tycoon dei supermercati Ricardo Martinelli vinceva con largo margine le elezioni panamensi e si insediava alla guida della Repubblica Panamense in qualità di Presidente (a tal proposito: vivissime congratulazioni, Presidente). Questo dovrebbe fornirci delle buone coordinate da cui partire in questo breve excursus nella follia estiva. Trovandosi dunque dall'oggi al domani a recitare il doppio ruolo di capo del governo e di capo di stato di un'area, quella panamense come altre in America latina, nota più per i tragici e complicati e più o meno avvincenti trascorsi politici che per la probità dei governanti o per la loro efficienza/trasparenza/umanità, a soli sei mesi dall'importante traguardo quest'uomo (più esattamente "Ricardo Alberto Martinelli Berrocal" o "R.A.M.B.") decide di venire in visita ufficiale (?) a Lucca (cfr. il bel volume "Come recarsi a Lucca a scrocco") vantando (o millantando) atavici natali in zona, e subito i lucchesi d.o.c. - sottoscritto incluso, che proprio lucchese d.o.c. non è ma ci tiene comunque tantissimo a saltare sul primo carro che passa - non perdono l'occasione per tentare di portare Lucca e i lucchesi sotto i riflettori, offrire aperitivi, cene, gala e ospitalità e un posto in processione un po' a tutti, all'insegna della tradizionale festa di Santa Croce (cfr., più che l'Apparato Organizzativo Clerical-Comunale, gli amici transfughi miei e dei miei che da Torino, L'Aia, New York, Roma et al. tornano in massa per l'occasione in lucchesia e non contenti della splendida cornice pretendono pure ospitalità, vino e farro - e cinghiale, funghi, olive, olio... - e anche pacche sulle spalle e ragguagli sulle rispettive vite). E sotto i riflettori non può certo mancare il capo del governo nazionale (Lui), prontamente inserito nel calendario degli eventi per il rilancio della movida cittadina, e speriamo che questa Visitazione oltre a lasciare un indelebile segno nel Panorama Culturale Lucchese in Costante&Inarrestabile Declino contribuisca almeno a far lievitare il Numero di Belle Ragazze Disponibili all'interno dell'arborato cerchio, e non solo quello di body-guards, militari, polizia, carabinieri, caccia supersonici in ricognizione e apparati di sicurezza assortiti con incalcolabile investimento (?) di risorse ed energie sia umane che economiche: come già ipotizzano molti commentatori da bar tra i più accreditati, staremo a vedere. Quest'ultimo punto (l'aumento del N.B.R.D.) risparmierebbe a molti cittadini lucchesi, e sarebbe già una splendida vittoria, la noia di doversi recare sino a Montecatini per farsi arrestare/multare in fragranza di trombata (lunghissima e divertente storia ridotta in miserevole cronaca dal mio Quotidiano Nazionale Preferito, su nemmeno mezza pagina). I Due Premier, veri guru nella difficile arte dell'accumulare quantità stratosferiche di denaro e potere in quest'epoca di crisi per tutti (gli altri), avranno sicuramente molto di cui parlare e argomenti su cui confrontarsi alla sempre più fioca fioca luce della storica luminaria lucchese, e il bravo R.A.M.B. non si farà certo sfuggire l'occasione per carpire preziose dritte dal Compare infinitamente più esperto su come si governa bene e a lungo un Paese Democratico in modo democratico mantenendo e anzi aumentando il valore del proprio ruolo istituzionale, valore espresso come detto in termini di potere e denaro e sondaggi e appendici varie. E come in ogni Democrazia Moderna, se ricevuti a dovere dall'intellighenzia locale - col supporto spirituale del Clero tutto e fedeli salmodianti sullo sfondo - e se di buon umore, i Due Presidenti Che Si Sono Fatti da Soli non mancheranno di elargire generosamente alla città qualche promessa, pochissimi (nessuno?) autografi su carte ufficiali, e certamente molti sorrisi e sagaci frizzi e lazzi da salotto e da processione. Ora. Che la costruzione di un asse viario (cfr. "Come costruire una o più cararrecce fuori dalle mura in meno di un secolo") in una ex gloriosa Res Publica, adesso parte di una Repubblica Democratica a forma di scarpa grazie a discutibili scelte del passato, debba passare - dopo decenni di scandali e diatribe e sprechi e  progetti e proposte e scontri e scaricabarile e Dio solo sa quanti insabbiamenti e litigi e matrimoni di convenienza e sgarri massonici e riunioni segrete tra templari in splendide ville ritenute disabitate e chissà cos'altro ancora - anche attraverso sceneggiate del genere, all'alba del ventunesimo secolo (pensare che sino tipo a metà anni ottanta ero fermamente convinto che nel ventunesimo secolo sarei andato in ufficio o a bordo di una astronave sportiva a propulsione quantica o col telestrasporto e che di un'asse viario alternativo non ci sarebbe stato bisogno mai: errore mio) sono in molti a sostenerlo, e c'è addirittura chi come Remo Santini invoca (giustamente) un intervento diretto di forze sovrannaturali che rendano conto di quanto va preparandosi, e propizino un roseo futuro viario per tutta la lucchesia, stretta da troppo tempo nella morsa di tir e vecchiacci con cappello che dimenticano di segnalare la svolta tanto a destra quanto a sinistra (cfr. "Democrazia"). Ma una fetta molto più vasta della popolazione se ne sbatte ampiamente i coglioni, inutile raccontarsi storie, basta mettere il naso fuori di casa per rendersene conto: sono tutti al mare o alla sagra o sulle Pizzorne a begare con la moglie. Alcuni visionari, invece, i soliti piantagrane che non sono potuti andare in vacanza o alla sagra o magari sono semplicemente comunisti senza Dio e sono comunque sempre pronti a mandare a carte quarantotto le difficili ore di Preparazione Spirituale che precedono la Luminaria, ritengono si sia di fronte a uno scandalo senza precedenti, un orrido perpetuarsi del malcostume presente e passato, un tristo esempio di come la Pubblica Amministrazione lucchese non dovrebbe funzionare, visto che in questo modo a sentir loro (i piantagrane infervorati dal gran caldo) è come se il potere centrale prima delegasse a quello periferico per poi costringere il medesimo, attraverso mille vicoli e cavilli e codici oscuri e meccanismi diplomatici complicatissimi, a pietire spiccioli e benevolenza dal padrone di turno, vanificando i tentativi federalisti tanto cari a consistenti fette della popolazione lucchese (?). C'è persino qualche Buontempone che nel tempo libero (spero) invece di smantellare un Certo Orrendo Monumento Avionico a mani nude come vorrebbe la rigida morale del "se fai una cazzata, caro palle, poi rimedi" ha redatto e depositato in comune Apposita Domanda per l'Assegnazione della Cittadinanza onoraria all'uomo che più di ogni altro, e questo è palesemente un dato oggettivo e non una personale e discutibile considerazione politica, è riuscito negli ultimi anni nel non facile compito di spaccare/dividere/tagliare quotidianamente il paese in due con le sue trovate-motosega: bravo Buontempone, ottima scelta e ottimo tempismo, come sempre. Per conto mio, oggi come oggi avrei senz'altro proposto il buon Amid Karzai, una scommessa sicuramente ardita ma almeno un poco più originale. Prontamente, da Capannori (cfr. 1) si provvede all'invio di messaggi sibillini oggi e (chissà) delegazioni domani, che all'incolpevole lucco-panamense danno già del Dittatore, come se il buon R.A.M.B. - laureato Magna cum Laude (questa me la sono inventata) in Amministrazione del Business presso la University of Arkansas (questa è vera), mica cazzi - non fosse uomo che si è fatto da solo e che con la sola forza delle sue Grandi Idee (cfr. "Panama's Super 99", fate conto un mostro a mezza via tra l'Esselunga e la Lidl e diffuso come un tumore in metastasi su tutta l'altrimenti bella Panama) ha legittimamente ottenuto l'investitura a capo di una Repubblica Presidenziale (Quiz: dove avete già sentito questo termine?). Come se R.A.M.B. fosse un Malfattore Qualunque, magari in auge già da decenni, e nel frattempo (in tutti questi anni al potere) non avesse fatto altro che tramare con alleati dell'ultima ora ed ex-compagni di scuola (cfr. 2) e scendere a patti con la mala e impadronirsi dei mezzi di informazione e modificare l'apparato statale con leggi ad hoc e tramortire quello sociale sino a ridurlo in agonia solo per garantirsi impunità e inamovibilità e potersi costruire un mausoleo in cui far un giorno dimorare le mortali spoglie e altre simili atrocità etiche e politiche e ideologiche che mal si accordano con la sobrietà del clero e dei politici lucchesi in occasione della Luminaria. Ma non divaghiamo e lasciamo a R.A.M.B. il tempo di passare alla storia a modo suo, senza emettere giudizi affrettati dettati dalle temperature senz'altro insopportabili.
Bene. Delineate in vista della Processione di Santa Croce le tre categorie principali di attori (esaltati mistici, inveterati menefreghisti, visionari piantagrane che s'inventano scomodi mondi paralleli) mi sento di offrire una quarta via per uscire da questa paradossale situazione, una via che si fonda a parer mio su valori intramontabili e indiscutibili: "Che ogni visitatore straniero o della piana sia trattato da visitatore, e spremuto sino all'osso nella miglior tradizione commerciale lucchese, e che ristoratori e albergatori e arcivescovi e venditori di cazzate e porchettari e compagnia si riempiano le tasche a più non posso approfittando del Religioso Evento, così come avviene regolarmente da secoli". Il resto sono chiacchiere da comare.
Chiacchiere, siamo d'accordo. Ma a questo punto serve una breve conclusione, o almeno un consiglio (da comare): possiamo solo esortare tutti coloro che decideranno di intervenire alla Grande Parata di guardarsi dagli scherani al soldo del comune, i quali forse più che negli altri giorni (!) non mancheranno di gabellare senza pudore né pietà alcuna turisti e cittadini lucchesi poco accorti o inesperti, graziando in mancanza di specifiche ordinanze e normative solo gli eventuali elicotteri neri che dovessero putacaso trovarsi costretti a posteggiare (nuovamente e all'insegna della continuità storica) sugli ampi spazi erbosi di quello che era e nella memoria ancora resta, non a caso, il glorioso Campo Balilla (cfr. 3). Per conto mio, che prediligo la bicicletta agli elicotteri e il sottopasso-cavatappi in stile Laguna Seca di San Concordio agli assi viari, spero di riuscire ad approfittare dell'aumento del N.B.R.D. e di non rimaner vittima dell'intramontabile scherzo notturno "Ti smonto la ruota davanti e me la porto a casa oppure te la piego a calci".

(1) E che c'incastra il comune di Capannori con le posizioni del Comune di Lucca e perché un capannorotto debba intromettersi nelle cose lucchesi e a sua volta "prendere posizione" su un governante straniero in legittima visita nella terra natia, è una cosa ancora tutta da chiarire
(2) Sapevate che... presto a capo del neonascente Apparato Nucleare Statale ne avremo un altro (di compagni di classe del Tipo, intendo) da prendere a sputi/insulti? E com'è che sono tutti così bravi i tizi di quella generazione usciti da quei particolari ambienti? Cos'è, manipolazione genetica? Botta di culo senza precedenti? Vitamine? Una colossale goliardata? 
(3) Ancora non si è capito che noia dava un campo da calcio sotto le mura, e che bisogno c'era di trasformarlo in occasionale eliporto. Mio zio, ora praticamente centenario, che ogni domenica transitava per quelle parti godendosi gratis penosi scontri di infima categoria, ancora rimpiange amaramente i bei pomeriggi trascorsi con gli amici, quando a spingere il giovane cittadino lucchese medio (ebbro nel primo pomeriggio e in stato di incoscienza a sera) a devastare le mura impossessandosi illecitamente di mattoni poteva essere solo un arbitro fuori di testa che mancava a più riprese di espellere il falloso terzino del Camporgiano F.C.

giovedì 20 agosto 2009

Crani vacanti

Alla vigilia di un torrido ferragosto, la città svuotata dei suoi abitanti, mesticherie e alimentari chiusi come da prassi, non resta che trascorrere il pomeriggio in ufficio, cullati dal ronzio costante del condizionatore. Non rimane dunque che rispondere alle numero 2 telefonate dei clienti stanchi e affaticati che ancora non sono riusciti a fuggire al mare o altrove lasciandosi alle spalle le mura in rovina (altra lunga storia: ne parleremo magari a settembre), e dopo aver fatto un salto al bar per il canonico caffè post-prandiale dedicarsi alla navigazione (ahimé non su un ventiquattro metri con donnine al largo di coste smeraldine ma su una comune linea adsl) in santa pace e proporvi una riflessione: in una giornata del genere si fanno scoperte interessanti. Davvero. Per esempio sul quotidiano letto al bar (finalmente con la dovuta calma senza occhi rapaci di vecchi nullafacenti a sbirciarmi da sopra la spalla o semplicemente a guardarmi con profondo odio e disprezzo) vengo a sapere dell'entrata in vigore delle norme che vietano la vendita di alcolici ai minori, misura adottata dai sempre lungimiranti cugini politici viareggini - che si premurano come primo atto non di spiegarne le ragioni ma di definirla "un segnale di tutela e non di proibizionismo", che è davvero un ingegnoso distinguo - per contrastare quella che, così come la dipingono i media ormai da qualche tempo e quindi ancora non per molto, è ormai un'insensata maratona universale delle nuove generazioni verso l'autodistruzione/sfida alla morte ritualizzata/oblio. Tutti obiettivi (autodistruzione/sfida alla morte ritualizzata/oblio) perseguiti o inseguiti da generazioni di esseri umani, giovani e non giovani, d'ambo i sessi e di ogni orientamento politico/religioso/sessuale, con i modi e le motivazioni più vari e i risultati più diversi, su un arco di tempo che può essere facilmente stimato nell'ordine dei milioni di anni. Ebbene, poniamoci nelle ingenue e ottimistiche vesti di qualcuno che sia davvero molto ingenuo e ottimista, e poniamo anche che il divieto di vendita dell'alcol ai minorenni possa finalmente dopo tutte queste ere glaciali ed età del fuoco e del bronzo e guerre e distruzioni e insomma: dopo tutta questa virgolette Evoluzione virgolette, possa in qualche modo apportare mutamenti di un qualche genere in quest'atteggiamento autolesionista (ipotizziamo ad esempio che esista almeno un minorenne che stasera o domani sera, all'indomani dell'entrata in vigore della norma salvagiovani, non sappia come procurarsi alcol in altro modo e che quindi si trovi nella deprecabile condizione di doversi suo malgrado astenere dal consumo) ridefinendo ex-novo le abitudini del minorenne (ad esempio: non consumare alcol). Cosa magari possibile. Si spera dunque che avendo sottratto a qualcuno ciò che aveva identificato come una via di fuga/soluzione/passaggio obbligato, costui di punto in bianco (invece di provare l'irresistibile impulso di procurarsi alcolici per placare quella strana sete che in fin dei conti non è la sete d'alcol o altre bevande ma la sete più antica del mondo e a quanto pare non può in alcun modo essere estinta ma solo parzialmente soddisfatta con palliativi naturali, chimici o sociali che siano, ma sia: ipotizziamo) se ne stia bel bello a passeggiare per le strade, sobrio, senza null'altro per la testa che pensieri felici e progetti per il futuro (una ragazza, un lavoro, un'automobile, poi una moglie, dei figli, un secondo lavoro e infine i nipoti e in chiusura una bella, nobile morte). Io personalmente (questo andava nella premessa, ma l'essenziale è che sia chiaro) non ho nulla in contrario contro tali idee/provedimenti: innanzitutto sono maggiorenne, in secondo luogo quelli ipotizzati/prospettati (vieto alcol > risolvo problemi) sarebbero risultati oltremodo interessanti anche per il più arido e annoiato degli antropologi. Quello che mi spiazza è in realtà il seguito delle mie scoperte. Ci sono arrivato passeggiando sotto il sole di rientro dal bar, con in testa strane, pericolose idee: e se invece il giovane ipotetico spezzasse l'incantesimo e tentasse di (o peggio riuscisse a) ottenere alcol per altre vie? Magari facendosi aiutare dai colleghi più grandi. Magari da me. Vedremmo le città riempirsi di una nuova figura di spacciatore, armato non già di bustine bilancino e pasticche ma di bottiglie, cavatappi e damigiane. Il che per il sottoscritto (maggiorenne, cresciuto con la cultura del vino ma anticonformista al punto dal riuscire abilmente a convertire il proprio stesso padre conservatore alla birra, almeno nei mesi estivi) e per il business di chi ha un'inclinazione naturale alla vendita al dettaglio non è affatto male [difficile che chi non teme le pene previste per lo spaccio di sostanze stupefacenti (storia troppo lunga) si faccia scrupoli nel commerciare clandestinamente articoli così saldamente radicati nella culturale dell'italiche genti, o immaginare un giudice di Figline Val di Pesa che condanna a sei mesi qualcuno per "Cessione di Tavernello"], e questo, complice il solleone, ha portato la mia mente essudante a compiere uno spaventevole salto dimensionale all'indietro nel tempo, in altre epoche e altri luoghi, altri gangster e stessi sistemi. Non si discute qua dell'utilità di norme e della promozione di comportamenti che servano a indirizzare/limitare il consumo di alcolici (tanto nei minorenni quanto negli adulti) e i rischi ad esso più o meno direttamente connessi, ma non si vorrebbe nemmeno (e non lo si vorrebbe per tutto l'oro del mondo) trovarsi ancora e per l'ennesima volta a dover leggere di norme che mirano a nascondere il problema reale vendendo il caso del giorno via TV, carta stampata e web, a praticare ancora il discutibile e sempre più applicato principio del "multarne uno per educarne 100", ad aprire le porte di un gigantesco bazar colorato al mercato esentasse a esclusivo vantaggio di biechi produttori di alcolici che si servono di manodopera a basso costo, nuove sconfinate opportunità di guadagno illecito, a consentire al politico/editorialista di turno di fare del facile moralismo senza - di fatto - fare (o riuscire a fare, ché le ipotesi del complotto e della malafede cominciano ormai a scricchiolare sotto quelle della pura, semplice arroganza degli stupidi al potere) alcunché di davvero utile per raddrizzare macroscopiche storture strutturali in una società che - in un modo o in un altro - trova sempre e sempre troverà il modo o i modi di soddisfare le richieste dei suoi appartenenti, avendo eretto a modello unico e incontrastato di ispirazione sociale il libero mercato, modello fatto di disponibilità delle merci, di capitale, di leggi (?) della domanda e dell'offerta, e delle fresche, luccicanti curve della bionda di turno che vuol venderci qualcosa (tanto all'interno della facile metafora di una birra e quanto in quella volgare del tegame, a venderci sé stessa).

Ma i quotidiani - Deo gratias - ancora una volta ci vengono in aiuto. All'indomani della misura fortemente voluta/incitata/sponsorizzata da molti direttori/redattori di varie testate locali e nazionali e messa in atto dalle autorità viareggine con pronto spirito umanitario e inattaccabile rettitudine morale, ecco che rientrato in ufficio e presa una birra dal frigo e alzato al massimo il condizionatore in palese spregio all'educazione ambientale, sul sito della Nazione apprendo che dal 20 Agosto sarà disponibile in allegato al quotidiano una utilissima guida alla distillazione casalinga di grappe e liquori (cito: "L’arte di preparare in casa le migliori grappe arricchite con frutta, erbe, spezie. Ma non solo: strepitosi liquorini e deliziose ricette a base di grappa"). Tutto ciò sullo stesso strabico, schizofrenico, esilarante, incongruo, contraddittorio, baciapilesco, disonesto, autoreferenziale, eccezionale, unico e inimitabile quotidiano che è la Nazione di Remo Santini, al quale confermiamo tutta la nostra stima dicendoci d'accordo sulla sua più importante proposta/provocazione/idea degli ultimi giorni: sì, c'è davvero bisogno di un miracolo del Volto Santo. Speriamo solo che a metterlo in atto non siano le folle inferocite.

venerdì 14 agosto 2009

Intercettazioni

– E quindi?
- E quindi è chiaro: sei una tipa carina che parla correttamente, ha una prosa impeccabile e dice in modo interessante cose che non sono affatto ovvie. Come diavolo puoi pretendere di avere pure un pubblico?
– ...
– Devi lasciar perdere.

mercoledì 1 luglio 2009

43 (non gradi centigradi)

Il capitolo 43 della lunga metafora "Un'imprevedibile concatenazione di eventi", è atterrato tra fischi e applausi. Ma forse (forse) erano di più i fischi.

giovedì 18 giugno 2009

Tristezza.

Tu guarda. Quel cretino ha cambiato template.

martedì 16 giugno 2009

La risposta è: "42"

Il quarantaduesimo, onnicomprensivo capitolo del disegno eversivo "Un'imprevedibile concatenazione di eventi", è stato intercettato e reso pubblico da giornalisti integralisti amici di magistrati rossi privi di morale&scrupoli.

lunedì 8 giugno 2009

41

Il quarantunesimo, barcollante capitolo dell'intrigo fantapolitico "Un'imprevedibile concatenazione di eventi", è online. Non c'è molto da aggiungere a quanto già detto dai più valenti politici italici, salvo che astenersi dalla lettura comporterebbe automaticamente il ritrovarsi precipitati nel bel mezzo di un golpe militare...

giovedì 4 giugno 2009

Quarantagradi

"Grand Hotel", il quarantesimo toccante capitolo dell'intricata favola edipica "Un'imprevedibile concatenazione di eventi", è servito a temperatura ambiente. Si consiglia di accompagnare la lettura a una o più birre fredde.

lunedì 18 maggio 2009

3x13

"Mens sana in corpore sano" è il trentanovesimo, scontatissimo capitolo dell'intricato racconto epico "Un'imprevedibile concatenazione di eventi". Buona lettura a quanti di voi eccetera eccetera.

Cioè, in generale

Cioè, quando c'è una serie di tizi che ti devono dei soldi e questi soldi sommati diventano un botto di soldi e questi tizi non vogliono pagare, voglio dire, avranno anche i loro cazzi e tutto ilrersto, è normale, quindi prendi su il crick e ti fai pagare, no? Cioè, è così che in genere fanno con me, e infatti se devo pagare pago perché sennò c'è qualcuno tipo un tizio incappucciato sotto casa la sera alle 24 che mi fa la festa, oppure non so, lo stesso tizio ma scappucciato viene in casa e mi porta via il mouse così non posso più usare il computer e roba del genere: sono dei figli di puttana, chiaro. Quando c'è da farsi pagare... E infatti anche io sono un figlio di puttana. No? Appunto. No. Comunque diomaiale, però voglio dire: in generale, eh.

lunedì 11 maggio 2009

30+8

L'estremamente breve trentottesimo capitolo del poliziesco "Un'imprevedibile concatenazione di eventi" è disponibile con le consuete modalità di lettura.

giovedì 7 maggio 2009

Intercettazioni (riesumazione)

- Non per alimentare (già discusse) polemiche sul tuo (e di milioni di altri) fare questa cosa di stroncarti di canne da vent'anni dicendo che a te va bene così, e ignorando (nel senso che lo sai ma te ne fotti la cippa del cazzo perché hai altro a cui pensare) il fatto che migliaia (e anche se fossero decine cambierebbe poco, in linea di principio) di persone come me e te (ovviamente con la fava più piccina di me e te, chiaro) sono finite e finiscono ogni giorno in guai giudiziari piuttosto seri/noiosi per il loro antico vizio di stroncarsi di canne - e se alcuni se la cavano con poco (sempre che vedersi bollato come tossicodipendente (eh beh, quello siamo) in atti ufficiali e pubblici che qualsiasi datore di lavoro/tizio può consultare sia una cosa da poco e che essere spediti dallo psicologo per 3 mesi di fila sia una cosa ganza etc. etc.) magari vorrai sapere che ad altri le cose vanno meno bene - e insomma a me un po' fa specie sapere che uno tipo me è in galera oppure ha perso il lavoro o la clientela, e sono cose che succedono, e succede anche che ogni tanto qualcuno (in galera) ci lasci le penne (eh sì: succede) per un motivo o per l'altro.
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- Dunque sei un italiano di alti principi italiani pronto a marciare vs. oppure pro aborto&pena di morte etc.: in attesa che ci sia da marciare per altre cose davvero importanti (quali che siano, non so, forse la fame nel mondo, o l'effetto serra?, magari la privatizzazione dell'acqua o una fava più lunga per tutti?), divertiti a non sederti sui sagrati delle chiese quando vai a Lucca e a non bivaccare sulle panchine quando vai a Viareggio e presto a non fare aperitivi sui lungarni a Pisa quando sarai a Pisa (merda), e continua pure a comprare il fumo dai clandestini senza farti vedere e rolla per strada senza dare nell'occhio, e insomma aspetta, vedrai che ogni cosa si sistemerà da sé (se ritieni che ci sia qualcosa da sistemare, chiaro) e un giorno magari avrai un figlio non finocchio ma tossicodipendente perché si fa le canne, e magari te lo ritroverai in galera. Pazienza, potrai sempre dirgli che quel che conta è pensare alla topa. Per il resto non credo si tratti di capire se chi scende in piazza lo fa per te o per sé stesso o per Mazinga (credo lo faccia perché ne ha tempo e voglia e perché oggettivamente alle street parade c'è veramente pieno di topa, e anche perché spera un giorno di veder finire la scellerata era proibizionista: io personalmente e a titolo di esempio non credo che andrò perché non ho troppa voglia di farmi 3 ore di treno anda e rianda per poi marciare in mezzo a file di curiosi che prendendo l'aperitivo pensano che in fondo non gliene può fregare di meno di cosa penso o di che diritti mi farebbe piacere avere, però lo dico in giro stuzzicando magari gli interruttori neuronali di qualcuno che magari andrà, chissà), insomma si tratta semmai di capire esattamente cosa ti spinge a delinquere quando mi passi un trombone o ti capita di cedere un decino di fumo a qualcuno o quando ti trovi per le mani quantità sospette di hashish.
- A proposito: quando passi?
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