venerdì 29 giugno 2007

Esordienti


«Ho scritto un libro, uscirà il 15 luglio edito da Cairo. Si intitola La mia prigione: 250 pagine sui miei 103 giorni a San Vittore tratto da un diario di 1400 pagine che mi hanno sequestrato quando sono uscito e ridato dopo cinque giorni».
Sono parole di Fabrizio Corona, che riecheggiano sui media di tutta italia. Attendiamo con impazienza la prima prova dello scrittore catanese, classe 1974.
(da "Brevi considerazioni quotidiane")

martedì 26 giugno 2007

Contro lo stato

[...] e tutto questo per non risolvere le cose, vedersi ogni volta ricorrere ai metodi di sempre. Che a dirla tutta, i potenti e i manovratori li puoi eliminare solo con un'accurata apologia del terrorismo e un adeguato seguito, o no?

E così ci sono le congetture. A studiare storia mi era parso proprio nitido, ogni cosa piegata all'evidenza del fatto che senza bagni di sangue difficilmente gli occupanti abbandonano le poltrone, difficilmente si cambia strada. Comincia forse così, con qualcuno che finisce in carcere e qualcuno invece morto ammazzato, sprangato, manganellato, crivellato da un commando. Altri si indignano, si agitano. In realtà non si sa come comincia, magari non comincia niente ed è solo un'illusione: la democrazia dell'alternanza che prende nuove strade circolari, fa qualche metro e tutto si riassesta.

Lo stato ingessato, immutabile fino al prossimo rivolgimento. Lo stato che cambia solo con e per la guerra, impotente di fronte al passo delle innovazioni delle reti di pensiero. Lo stato casta e lo stato massa, incapaci di comunicare o senza nulla da aggiungere, entrambi inutili eppure essenziali l'uno all'altro. Lo stato e gli uomini di stato che nascono crescono e invecchiano nelle istituzioni soppiantandole.

I fatti, poi. La lotta armata sognata e mai realizzata - affidata e delegata a un branco di idioti incapaci e senza cervello, o di collusi cinici - che non riesce a far fuori più di tre o quattro personaggi a decade. Per farne fuori uno si fanno arrestare in venti e tirano avanti in regime di carcere duro. Magari per aver sparato a un povero cristo giusto perché sono più terrorizzati loro di noi. Ma lo sanno o no che esiste il C4, i fucili di precisione? Lo sanno o no che per ogni palco c'è un terrazzo in traiettoria?
E così c'è lo stato incapace di farsi anche solo accettare, i terroristi incapaci di colpire altro che qualche isolato boiardo di stato per chissà quale sgarro, o peggio una manciata di cittadini tanto per dire ehi, ci siamo anche noi. C'è ovunque questo clamore, forti espressioni di dissociazione e sdegno unanime, condanne a dito levato e solidarietà senza se e senza ma, senza senso, passamontagna neri sotto ai caschi e pugni alzati dietro a passamontagna neri. Ci sono bilanci che non quadrano in nessun modo, folle di buttafuori allevati per far incontrare in sicurezza ometti grigi con sorrisi da pescecane, tutti denti e i vetri scuri per un'accoglienza alla Mick Jagger. Certi comuni mortali illuminati si limitano a usare skype, il telefono, il tavolo da quattro di un bar. E meno male che i potenti sono solo in 8.

C'è poi la triste realtà del tizio che fa campagna elettorale in elicottero. "La vostra è una splendida città, l'ho sempre amata". Parcheggia il velivolo giusto sotto le mura medievali, interdette al traffico già da due decadi più un lustro e ora parco per cani, vecchi, bambini e barboni.
Sono un tutt'uno da secoli: i cittadini, le mura, la città. La città. Peccato per quel certo sindaco uscente, aggiunge qualche malelingua, che se n'è venduta mezza alla Polis. Urla verso il politicante dalla piazza, a viva voce e represse da un ritornello, di quelle canzonette come la ascoltava il babbo sulle cassette proibite, l'underground del fascismo anni sessanta. Prova a venire in macchina e a parcheggiare per qualche ora, stupido d'un uomo, urla il dissidente dal centro della piazza, ormai colma di bandierine sventolate dai sostenitori giunti dai reparti geriatrici e dalle case di riposo di mezza regione. Prova a farti un po' di circonvallazione a piedi, con quelle zampette, e vedi come finisci conciato tra una rotondina e l'altra.

C'è, prima di concludere, un popolo di reclusi egoisti, inermi e bipolari, non violenti a ogni costo quando l'avversario è anche solo un pelo più forte. Piuttosto stupidi, disorganizzati e disarmati.

La radice del male, i miei fottuti compagni di cella. [...]

(da "Impressioni di un carcerato")

venerdì 22 giugno 2007

Nomen omen


De Gennaro, già implicato nei disastri del G8, lascia il posto di capo della Polizia tra mille polemiche. Il miglior candidato alla successione individuato dai nostri sagaci esperti: Manganelli.

(da "Brevi considerazioni quotidiane")

mercoledì 20 giugno 2007

Attraverso lo specchio


Il dibattito politico serve più che altro a raccontare ai cittadini che il nemico è ovunque.

(da "Brevi considerazioni quotidiane")

martedì 19 giugno 2007

Annuncio a reti unificate


Ancora privo di un titolo (è in corso un vivace dibattito sul forum cui invito a partecipare a lettura conclusa), è già disponibile il racconto numero 2 nato coi potenti mezzi del metodo S.I.C.
Per la lettura e la critica siete invitati a visitare l'indirizzo http://www.scritturacollettiva.org/racconto-sic-2-1. Mai come in questa fase iniziale e sperimentale è necessario un commento del pubblico, il più possibile approfondito, nei riguardi di un modo di scrivere appena nato.

lunedì 18 giugno 2007

C.M. #3


Si è fiondato su Youtube appena entrato in ufficio, stamani come già da qualche settimana. Rientrato a casa per pranzo, Alessandro sembrava un po' assente. Ora siede a tavola con la moglie e i tre figli, non apre bocca. Non riesce a dir nulla mentre mangia, ricorda solo come s'è eccitato nel vedere la ragazzina spompinare due compagni di classe. E il momento in cui ha riconosciuto in lei Angela, la più grande.

(da "Cronache minime")

Terrore e illuminazione


C'è chi la morte la aspetta, e c'è chi se la sente alle calcagna.

(da "Brevi considerazioni quotidiane")

giovedì 14 giugno 2007

C.M. #2


Stamattina, giusto venti minuti prima di essere chiamata, Lisa si è calata una pasta in bagno. Scena muta, minacce dalla prof e occhiate da ogni parte. E lei nessun imbarazzo, anzi, sorrideva.

(da "Cronache minime")

martedì 12 giugno 2007

My own enemy


La politica estera serve per lo più a raccontare ai cittadini che il nemico è là fuori.

(da "Brevi considerazioni quotidiane")

domenica 10 giugno 2007

D.A.?


Intorno al 18 giugno partiranno i lavori per il terzo imprescindibile racconto SIC, di cui sono onorato di essere (rullo di tamburi) il Direttore Artistico (con maiuscole e squillo di trombe). Unica pecca del ruolo: non potrò scrivere una riga. Chi è interessato a seguire i lavori e lo sviluppo del racconto, dia un'occhiata qui e sul sito di SIC di tanto in tanto, a partire dal 18-20 giugno. Oh, se poi passate prima e di frequente nessuno se la prende a male.

Ritmo moderno

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venerdì 8 giugno 2007

Tempo di adeguarsi

logo
Nuova grafica, nuovi contenuti, nuove idee. Dopo ormai quasi due anni di attività, il nostro sito www.directo.it si arricchisce di portfolio, esempi e animazioni, disegni, considerazioni sul web design. Tutto il necessario per restare a galla nella giungla degli sviluppatori, e qualcosa di più.

giovedì 7 giugno 2007

C.M. #1

L'appuntato Gregorelli ha appena tratto in arresto il giovane ventiduenne R.F. con l'accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio (la sinossi è quella di sempre: 50 grammi di coca, un bilancino di precisione e un'ingente somma di denaro contante, probabile provento delle attività di spaccio). Mentre il carabiniere chiudeva la porta del cellulare per tradurre il reo presso il carcere di Regina Coeli, questi gli ha giurato vendetta affrontandolo occhi negli occhi, i polsi stretti da due anelli di metallo dietro la schiena: - stai pronto, figlio di puttana, che esco presto e quando esco ti ritrovo e t'ammazzo.
Gregorelli lancia una voce al collega della penitenziaria: salgo dietro con lui, dichiara. Guardami bene, sussurra Gregorelli al giovane. Mentre il furgone si mette in marcia, l'appuntato prende il manganello e gli fracassa naso e zigomo con due colpi secchi: così quando esci, suggerisce rimettendo il manganello nella cintura, io ti riconosco da lontano, e tu ti ricordi di me anche senza vedermi.

(da "Cronache minime")

Contro la famiglia

[...] E così sono trascorsi un po' di giorni, sopito il consueto polverone mediatico rifletto. Tra l'ignoranza e la supponenza che mi intrappolano, piovute dall'alto dei potenti ed evaporate dal basso dei servi senza autonomia di pensiero, mi scivolano tra le dita alcuni dati. La prima causa di morte delle donne fra i 16 e i 44 anni è la violenza subita in famiglia, tra le mura di casa. In Italia un morto su cinque conosce bene i suoi assassini: il padre, la madre il figlio, un fratello, il marito. In Portogallo ad esempio, le donne che dichiarano di aver subìto violenze da parte del marito, amante o convivente sono il 52,8%. In Germania, ogni anno si denunciano quasi trecento casi di donne assassinate dai loro conviventi: tre vittime ogni quattro giorni. Nel Regno unito il conto è di una ogni tre giorni; in Spagna una ogni quattro giorni, cioè quasi cento all'anno. In Francia, ogni mese sei donne - una ogni cinque giorni - muoiono per le violenze di un uomo tra le mura domestiche: un terzo accoltellate, un altro terzo uccise con armi da fuoco e le altre strangolate (20%) o pestate a morte (10%).

Veder sfilare, indisturbata sul televisore della cella, una delle più potenti associazioni a delinquere del paese durante il Family Day è stato un duro colpo: i volti sorridenti dei padri che un giorno abuseranno delle figliolette che ora scarrozzano con aria rincoglionita, gli sguardi carichi di speranza delle madri vestite a festa che un giorno saranno taglieggiate da figli carichi di dipendenze e privi di una coscienza, tradite dai mariti e abbandonate dagli amanti. Se si inviano i cani antidroga nelle scuole, non sarebbe il caso di inviare squadre di psicologi a queste manifestazioni, concentrato di follia e schizofrenie, frustrazioni sovente destinate ad esplodere a suon di colpi di accetta?

Tra loro anche famiglie composte da individui per bene, o che almeno ci provano. Fortunatamente ancora in maggioranza. Il solito gioco degli specchi, l'invenzione di un problema che non c'è, la distrazione sistematica dai problemi veri, l'individuazione di un nemico non nello stato o nella società tutta, ma in qualche minoranza o comunità distinta. I DICO contro i cattolici, i pro e gli antipro, gli atei contro gli integralisti. E poi le chiacchiere da bar, tutti uniti contro lo stato-casta.
Che nausea. [...]

(da "Impressioni di un carcerato")

Stock'n'roll


Una volta se eri un visionario ed esageravi con le droghe, le belle donne e con lo sperpero di soldi, eri una rockstar.
Oggi sei un a.d.

(da "Brevi considerazioni quotidiane")

lunedì 4 giugno 2007

Il sogno lungo dell'ennesima Rivoluzione Industriale

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Stanotte ho fatto un sogno. Finalmente uno di quegli strani sogni densi, di quei sogni come mi capitava di farne dopo essermi ammazzato su qualche esame. Tutti i pezzi sembrano andare al loro posto, le cose che non sai le comprendi per deduzione. Riesci, e la cosa non sembra neanche stupirti troppo, a risolvere sistemi non lineari di equazioni in 32 incognite senza l'ausilio di un centro di calcolo. Ti svegli al mattino preda di un sacro terrore, perché di nuovo tutto è nebuloso, formule e pensieri si accavallano senza criterio uno sull'altro. All'esame poi prendi un misero 19, ma non avresti oggettivamente potuto aspirare a un voto migliore, inoltre una tipa niente male ti sta puntando da dieci minuti. Avete presente il genere di sogno, vero?
Stavolta però ricordo con una certa nitidezza certi pensieri fatti prima di perdermi in valli di simboli e colori, l'immagine di un volto mutevole (ecco, per chi ha visto "A scanner darkly" o ha letto l'omonimo racconto di Dick, immaginate un tipo con una tuta disindividuante; per gli altri...correte in videoteca o in biblioteca oppure vantatevi di essere 2.0 e attaccate il mulo, ci sono sia divx che pdf), e alcune sue affermazioni visionarie. Un profeta dalle mille facce la cui prima affermazione è stata: "La rivoluzione industriale è una forma inevitabile di emancipazione".
Procediamo con ordine, vi racconterò dapprima a cosa pensavo giusto prima di prender sonno: prendetelo come il flusso di coscienza di un flusso di coscienza. Perché la SIC? E poi perché certe reazioni stereotipate e negative? Perché altre reazioni entusiaste, liberatorie? Dunque. La prima obiezione che si può fare al metodo SIC, ed era largamente prevista, è di una (stiamo sul generico) perdita di contatto tra l'autore e la propria opera. Da qui mi è partito l'ovvio parallelismo con la rivoluzione industriale, che vi risparmio, e alcune considerazioni al limite dell'onirico che vi propongo.
Immaginate: so che sarà una situazione assolutamente inedita, ma mettetevi nei panni di un uomo comune del 2012. Il mondo è prossimo alla fine. Un giorno tornate a casa dal vostro lavoro, un lavoro che non vi soddisfa troppo ma che comunque vi da da mangiare. Fate le vostre cose da single o quelle che fanno i conviventi, vi resta addosso una strana insoddisfazione e faticate a prender sonno. Ecco cosa, vorreste mettervi a scrivere, buttare giù i vostri pensieri o inventarvi mondi alternativi. Magari scarabocchiare sul monitor qualche poesia, e chissà, un giorno cambiare vita. Magari no, in fondo vi basta tirare avanti. La mattina tornate in ufficio, e riprendete a lavorare sul vostro romanzo SIC. L'ultimo che ha pubblicato il vostro gruppo di scrittura ha venduto, tra Lulu.com e Einaudi, solo 78.000 copie, un tizio di Milano si è ritirato dal gruppo e vi spiace perché tratteggiava dei personaggi spettacolari. Nel suo ultimo messaggio sul forum ha dichiarato che preferisce tornare a lavorare in banca, sua moglie non reggeva più gli orari e lui deve smettere di bere o ci lascia il fegato. Questo mese, tu e gli altri 25 del gruppo vi siete beccati 2300 miseri euro a testa per un romanzo che vi ha portato via tre mesi di lavoro e una serie di racconti che, a rileggerli, vi viene male: ringraziate il cielo che ancora non avete preso una multa, ma arrivare a fine mese sarà comunque dura. Da qualche tempo state meditando di scrivere anche per qualcun altro, ma le vostre idee ultimamente non riscuotono un gran successo. Forse più avanti, quando riuscirete a organizzarvi un po' meglio le giornate.
Questo semplicemente perché un romanzo SIC viene pubblicato, e i ricavi sono divisi equamente tra gli scrittori e i direttori (che in verità, pare, si tengono una percentuale più elevata di due punti, ma se la meritano perché quella è gente che ha rinunciato al sonno). Pensate alla competizione degli scrittori individuali, e a come è paradossale averne nove nel gruppo: come facciano a tenere questi ritmi è un mistero, sapete solo che ogni tanto scompaiono per tre mesi e, parole loro, "vanno a ricaricarsi".
E questo è uno dei punti attorno a cui la mia mente a ronzato per un po', partorendo ogni tipo di considerazione. Ad esempio su quanto cazzo è difficile scrivere, da sempre, se non sei un'ereditiera, un calciatore fuori dal comune, uno con un gran culo o o uno di quei rari geni immortali della letteratura. Molti ci si sono rovinati la salute, qualcuno nemmeno ci ha provato.
A questo punto mi sono addormentato per qualche minuto, credo, e per la prima volta mi è apparso il volto multiforme di cui sopra. Ogni tanto, tra le mille facce che lo formavano, sembrava emergere una maschera, un volto grigio privo di lineamenti. Piuttosto inquietante, ma non è qui il punto. Il punto è che le sue prime parole sono state: "Pensa a una buona idea portante", e le ha pronunciate con tono metallico e un fluire curioso che non saprei definire, se non fossi uno scrittore: pareva di ascoltare una musicassetta che è stata mezza giornata sotto il sole, mentre voi eravate immersi nelle acque melmose della riviera riminese sorseggiando un'imbevibile Squeezer, già caldo dopo il secondo sorso.
All'udire quelle parole minacciose mi sono svegliato di soprassalto, e la mia mente come preda di un furore incontrollabile se ne è uscita con le questioni che seguono.
Punto uno, Il Primo Grande Romanzo SIC (P.G.R. S.I.C.) deve spaccare il mondo in due. Punto due, deve scatenare una reazione a catena. Il punto tre è assolutamente fuori da ogni possibilità di previsione. C'è però un punto zero: è il punto da cui tutto origina, una cosa da raccontare. Il Primo Grande Romanzo SIC deve avere un perché grosso come una trave, un percome comprensibile e qualche centinaio di personaggi assemblati a garbo e creanza. Il punto zero è una cosa che sta ben prima di un soggetto, è un germe da cui tutto poi, potenzialmente, può svilupparsi semplicemente grazie al metodo. Stando a quanto ho potuto capire dai simboli del sogno (io che correvo in un folto bosco di alberi meccanici, ad esempio, o quel frangente in cui mi si è aperta una voragine sotto i piedi e sono stato aspirato verso l'alto da una forza misteriosa), può emergere un buon soggetto da una qualsiasi idea forte e condivisa, in ottica di "condivisione di un'opera creativa". Una sorta di dichiarazione di intenti, magari proposta anche come soggetto, ma comunque che espliciti "perché" quella storia e perché quella trama, più che occuparsi della trama vera e propria. Probabilmente esiste una parola banale per esprimere questo concetto, al momento mi sfugge e dunque vi beccate la pappardella. Il soggetto vero e proprio ispirato a un'idea seminale forte nascerà e si svilupperà in modo autonomo, e sin dal primo passo il metodo SIC prenderà a girare come un ingranaggio forgiando l'opera nella sua interezza. In questo senso si rende partecipe al livello più basilare del processo SIC tutta la base, l'intero corpo di scrittura. A tal proposito, per esplicitare cosa intendo, presto (?) posterò nell'apposita sezione di www.scritturacollettiva.org il "mio" soggetto, che è però da intendersi nel senso appena svelato (credo che leggendolo tutto questo delirio risulterà più chiaro). Una volta terminata questa parte di "individuazione del perché" la scelta tra i vari "semi" potrà indifferentemente essere operata dai direttori artistici o tramite votazione demosproletaria (ricordando che i figli sono col tempo mutati da utili schiavi in beni di lusso). Quale soggetto, quale seme? Qualsiasi cosa il singolo non sia in grado di portare a termine da solo, ad esempio, vuoi per mancanza di mezzi, vuoi perché richiederebbe troppo lavoro, magari troppe ricerche o questioni con cui non si ha la sufficiente dimestichezza: il metodo SIC può potenzialmente rendere reale ciò che il singolo può solo immaginare, moltiplica le menti e le competenze. Il metodo SIC può ampliare gli orizzonti.
E qui, compresi i miei pensieri sconclusionati e rigirandomi su un fianco che mi stava andando in cancrena una spalla, ho preso a ragionare su cosa e perché, ho costruito "l'idea base", poi mi sono addormentato. E ora eccomi qua. L'uomo senza volto, durante il sogno che è seguito, mi ha parlato altre volte, sempre e solo con parole criptiche (in un paio di occasioni credo abbia parlato al contrario, ma non ci ho capito granché). Ad esempio ricordo chiaramente di averlo sentito dichiarare: "Non avete altro da perdere che le vostre catene, umano".
Qua dimentichiamo che non si tratta solo di scrivere un romanzo: si tratta di scrivere, trasmettere il proprio pensiero. Un movimento che origina da un atto slegato da ogni corrente logica commerciale o distruttiva non può che essere formato dalle più eccellenti menti del pianeta, e non serve certo l'uomo senza volto per svelare le potenzialità di un metodo del genere: certi scritti, o forse tutti, generano cultura, cambiano idee e ne introducono di nuove. Quasi sempre questo atto, la creazione di cultura, è un atto sostanzialmente individuale: pensate ai risultati che la scienza sta ottenendo grazie alla divisione dei ruoli, alla condivisione delle tecniche e delle informazioni. Credete che possano nascere altri Einstein? Forse, ma già da un po' i Nobel sono capiprogetto, personaggi che campano di materiale scritto e elaborato anche da altri. Una volta nel mondo gli scienziati si contavano sulle dita di qualche mano, ora abbiamo scienziati che vivono nel monolocale accanto al nostro. A confronto, la scrittura è ferma all'età della pietra: è pur vero che ormai tutti scrivono, così come resta vero che ben pochi in confronto vengono davvero letti. Pochi eletti, che magari non aderiscono a SIC per questioni ideali, o forse solo perché il successo rende tutti un po' più miopi.
Tra le altre affermazioni straordinarie dell'uomo inconoscibile, la seguente mi ha riempito di una soffusa sensazione di smarrimento: "L'uomo deve trovare il modo di impiegare le ore di veglia senza che queste lo portino al suicidio". La società moderna, per come la concepisce l'uomo senza volto interpretando i sottintesi nascosti dai suoi prolungati silenzi, assiste al triste fenomeno di un crescente esercito di produzione di Oggetti e Servizi assolutamente privi di senso, non sto qui a farvi la tiritera sul destino del cosmo ma di quello si tratta. Del resto in qualche modo l'uomo deve pur campare, e per campare deve lavorare e nutrirsi (e magari fare una scopata ogni tanto): aprire l'accesso dei nuovi sproletari, ora che finalmente hanno tutti la laurea, alla produzione di scrittura è un sicuro rischio per la foresta amazzonica, ma sicuramente un'idea intrigante.
Chiudo con una profezia dell'uomo senza volto, che ha decretato il mio risveglio piuttosto brusco (ero, manco a dirlo, madido di sudore): "E allora scenderanno le tenebre, e come la teoria fordista del lavoro, la SIC crollerà sostituita da qualcos'altro, ma tu sarai già morto da un pezzo, caro palle". Staremo (staranno) a vedere, e se possibile faremo (faranno) i conti con la nostra (loro) alienazione con noi (loro) stessi, senza bisogno di sindacati, politici o intellettuali schizzinosi dell'una o dell'altra fazione. E poi c'è questo sogno a occhi aperti, far fallire le major e il loro impareggiabile "è il mercato che decide", sostituirlo con qualcosa di nuovo e più originale.

Major Update

enriconencini.com cambia stile, intenti, pubblico. Dopo 5 anni dedicati alla grafica 3d ho bisogno di uno spazio dove tener traccia dei miei pensieri, del lavoro, di quel che mi passa per la testa. Giocandomi un bel po' di visitatori. Resta comunque a disposizione degli utenti interessati il famoso tutorial Nissan R390GT1:
Part 1
Part 2