Come potete facilmente immaginare, ho letto con estremo e crescente interesse l'odierno editoriale dell'impagabile Gabriele Cané, sul "Quotidiano Nazionale" La Nazione, e parliamo in questo caso di un convincente richiamo all'etica politica ispirato alle vicende dell'omosessuale Marrazzo, le cui (di Marrazzo) scelte in tema di sessualità in realtà interessano ben poco il sottoscritto, abituato a - e feroce praticante di - ben altre e peggiori perversioni. Da qualche parte nel suo esilarante pezzo, il ben noto editorialista invoca il ritorno alla politica dei professionisti della politica, intendendo probabilmente con questa oscura e criptica espressione - "professionisti della politica" (e mi si perdoni se l'autore ha utilizzato termini diversi, non è che ho l'abitudine di comprare robe tipo La Nazione e quindi mi tocca ogni volta andare a memoria e la mia memoria non è esattamente il massimo in termini di performance e attendibilità) - non meglio precisate figure mitologiche presumibilmente dotate di ipotetico "patentino politico" rilasciato da ipotetica autorità attestante l'appartenenza a una qualche forma di massonico o comunque non istituzionale "albo dei politicanti" o altro - davvero, non ho idea di cosa diavolo stia parlando il buon Canè e cerco solo di farmene una ragione e di aiutarvi a comprendere - mancando a livello giuridico e formale un qualsiasi genere di "attestato" che garantisca in qualche modo la possibilità di fregiarsi del titolo di "politico", al pari di quanto possono fare ben più fortunati appartenenti a categorie protette quali magistrati, notai, primari del Campo di Marte e architetti che lavorano per il Comune o altro. Facciamo dunque questo benedetto salto di qualità e immergiamoci nella sospensione della credulità, fingiamo insieme per un istante che l'editorialista abbia idea di cosa diavolo sta parlando quando invoca un ritorno ai bei tempi in cui la politica la facevano i politici e non personaggi "prestati alla politica" (...), e cancelliamo dalla mente figure tipo Mazzuca (nota extratesto: Mazzuca, antica casata greco-albanese stabilitasi inizialmente nella provincia di Cosenza e proveniente da Corone, nel Peloponneso, è una delle principali famiglie Arbëreshë e discende da uno dei sette valorosi nobili che accompagnarono Giorgio Castriota Skanderbeg dall'Epiro nel reame di Napoli nel XV secolo, vedi anche (*)) et al, "opinionisti" quotidianamente presenti sul controverso quotidiano (non di partito, si badi bene) e regolarmente parlamentari in forze al PdL e come dire, "prestati" alla politica dallo stesso quotidiano per cui scrive il grandissimo e impareggiabile Canè, che proprio contro tali "prestiti" si scaglia con veemenza (l'accento sulla "e" di Can"e", al momento di scrivere, non si sa sei sia acuto o grave, così come non è ben chiaro perché ci si "dimentichi" momentaneamente che il Boss del PdL è per sua stessa definizione l'archetipo dell'uomo prestato alla politica: comunque riguardo all'accento sulla "e" fate un po' come vi pare, e se state perdendo il filo non vi preoccupate: fa parte del gioco). Quello che intendo dire è che fin qua non sembra esserci nulla di strano: l'editorialista è completamente pazzo, nessun problema, e scrive a vanvera, ok, per cui è tutto a posto e La Nazione continua a essere il mio Quotidiano di Riferimento. Davvero: molto, molto meglio del Vernacoliere o di Linus. Quello che mi fa davvero sorridere (e in seconda battuta mi gela il sangue nelle vene e mi mette voglia di suicidarmi) è osservare la posizione che il buon G.C. assume contro l'omosessuale Marrazzo, il cui comportamento non sarebbe "compatibile" col mestiere del "politico" perché Marrazzo ha moglie e figli e quindi non sarebbe "bello" o "etico" o "moralmente accettabile" che Marrazzo se la facesse con uno o più trans dopo aver spippettato coca (alzi la mano chi... eccetera) facendosi pure cogliere in flagrante, dimenticando o facendo finta di dimenticare o più probabilmente non avendo alcuna idea del fatto che il sottotesto dell'editoriale in esame - avendo anche solo parziale e faziosa memoria dei recenti scandali in cui è rimasto coinvolto il nostro tartassato Principe Scapigliato - è che se il P.S. se la fa con una o più mignotte allora tutto ok, viceversa se Marrazzo va con uno o più trans zac, scatta la questione morale, e questo fa sorridere solo se non si pensa alla discriminazione insita nella negazione del diritto di vivere la propria sessualità liberamente entro i confini stabiliti dalla legge, un atteggiamento davvero terribile da parte di un editorialista letto da centinaia di migliaia di persone (?) le cui idee (?) sono plasmate anche da sottigliezze simili, e pensare che tutto ciò avviene su un quotidiano a distribuzione nazionale in tempi in cui se sei finocchio o simile è caldamente consigliabile guardarsi le spalle, più che dal partner, dai picchiatori. Lascio perdere l'ipotesi della malizia, che Canè-Cané mi pare distante mille miglia del Genio del Male, e invio un caloroso saluto.
(*) Davvero una grande famiglia: Alberto Mazzuca, scrittore e giornalista, Alfonso Mazzuca, presidente unione sindacale forense, Carla Mazzuca, giornalista e donna politica italiana, presidente del Soroptimist Roma, Giancarlo Mazzuca, giornalista e politico, già direttore de "Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno" (Quotidiano Nazionale), Gian Piero Ventura Mazzuca, giornalista e politico, Joseph Mazzuca, giocatore professionista di baseball, Mario Mazzuca, stella d'oro al merito sportivo e pioniere del rugby, Theodosia (Dodie) Mazzuca, golfista professionista statunitense.
mercoledì 4 novembre 2009
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