giovedì 22 ottobre 2009
Libertà di manipolazione
Ho letto su "La Nazione", con molto interesse e crescente stupore, l'odierno (22 ottobre '09) "editoriale" di tale Gabriele Canè, condirettore ed editorialista di un numero imprecisato di riviste e quotidiani più o meno "liberi" (dal canto suo, il giornalista sostiene di essere in effetti libero di dire e scrivere quel che vuole: giunto al termine del delirante editoriale, non ho avuto alcuna difficoltà a credergli). Riassumendo faziosamente il testo in due parole, il condirettore esulta per non so bene cosa riguardo a una (credo) supposta presa di posizione dell'europarlamento sulle (mi è parso di capire) recenti polemiche/proteste/manifestazioni per la "libertà di stampa" in Italia, dopodiché fa un po' la figura dell'ennesimo straccione che scrive cinquanta righe al mese e tenta di elemosinare qualcosina all'angolo di una strada (auspicando nella fattispecie la reale disponibilità di quei famosi 70 milioni di euro vagheggiati dal fantasioso Tremonti e "inclusi" nella prossima finanziaria a beneficio di alcune non meglio precisate - o almeno non precisate dal bravo condirettore - "testate giornalistiche"), e chiude grottescamente con sguardo lungimirante auspicando il rilancio delle edicole (?) e una più ampia diffusione delle medesime sul territorio (?). Poi. Il vetusto Canè, sempre da qualche parte nel suo articoletto, sostiene che la libertà di stampa consisterebbe nella possibilità per l'individuo (ovvero il giornalista) di aver accesso a "canali" e "mezzi" atti a diffondere informazioni, e questo significa, a quanto mi è dato di capire, che se Canè ha almeno un giornale su cui scrivere, allora la libertà di stampa è garantita. Il ragionamento, per quanto solipsistico, se siete Canè non fa un piega. Ora. Non conosco Canè, né ho una particolare passione per i suoi articoli né ci tengo a farmi nemici o passare per quello che deve per forza rompere le palle al prossimo se dice o scrive una minchiata. Ma ho la fortuna e il privilegio di conoscere e collaborare con alcuni giornalisti de "LoSchermo.it", e un paio di parole su questi argomenti mi piacerebbe spenderle. LoSchermo.it è un piccolo quotidiano "locale" autofinanziato che, come molte altre piccole realtà in tutta Italia e nel mondo, da qualche tempo sta coltivandosi una base crescente di affezionati lettori che certo non hanno necessità di affrontare "improbe missioni" o "levatacce" per spingersi sino in edicola - sempre che riescano a trovarne una, nel Canè-mondo privo di edicole dipinto dallo stesso Canè - per posare lo sguardo sulle informazioni di cui sentono il bisogno, essendo il pubblico della testata in questione (LoSchermo.it, che spero vorrà riconoscermi qualcosa per questa lunga serie di genuflessioni e kudos non richiesti) formato da un insieme eterogeneo di individui di ogni età, estrazione sociale, credo politico e religioso - un po' come i collaboratori de LoSchermo.it stessi (ariborda), alcuni dei quali sono antipapisti e altri ultra-cattolici e uno mi risulta addirittura essere vegano - con in comune la passione per la libertà d'espressione (propria e altrui) e la capacità di stare al passo coi tempi. Ingredienti che a dirla così pare poco, due tizi si mettono d'accordo e aprono un blog e festa finita: libertà di informazione a go-go. Macché. E infatti, piccola digressione: il costo di un numero de "LoSchermo.it", per il lettore dotato di connessione a internet anche PSTN, è pari a zero virgola XY€ ovvero pochi centesimi derivanti dall'inevitabile costo della connessione (inevitabile, sino a che lo Stato o un demiurgo non si decideranno a considerare la costruzione e la manutenzione delle strade informatiche un diritto del cittadino pari alle carrarecce, e il diritto alla libera espressione un diritto di tutti e non del solo - pur bravo - Canè); le voci di costo che lo stato italiano indirizza al sostegno di una realtà come "LoSchermo.it", fatte salve le citate e non di rado scadenti infrastrutture informatiche necessarie a garantire agli utenti l'accesso alla libera informazione, sono pari a 0€; il direttore del "piccolo" quotidiano online non piange per le vendite in caduta libera; non piange per gli inserzionisti che si volatilizzano; lui e i suoi collaboratori, con quella che parrebbe pura e semplice onestà deontologica, investono il loro tempo e le loro energie nel tentativo di fornire un servizio giornalistico alla cittadinanza: ognuno di loro si sforza di dare un contributo, ripagato unicamente dagli inserzionisti più attenti, ovvero da quanti fuggono dalla carta stampata e ripiegano su mezzi più economici e dinamici e moderni, e dalla soddisfazione di aver reso alla comunità cui appartengono un "vero" - per quanto in larghissima parte ma solo momentaneamente limitato alla provincia di Lucca - servizio. Fine della digressione: parliamo di edicole. Si badi bene: non ne auspico la chiusura. Sono anzi uno sfegatato sostenitore dell'abbattimento delle foreste, ma solo se questo serve a diffondere idee e opinioni meritevoli di un tale sacrificio. Ciò che auspico è dunque il rapido fallimento di quelle testate che (soprav)vivono di contributi statali e privati (storia vecchia, lunga e già dimenticata e sicuramente irrisolta e scandalosa per quanto è capace di deformare i fatti esposti e le linee editoriali) più o meno occulti; il pensionamento di "giornalisti" vecchi e rincoglioniti che a quanto pare identificano la libertà di stampa con la libertà di dire, affermare o raccontare qualsiasi cosa faccia loro piacere/comodo (ed è quello che faccio pure io, d'accordo, ma almeno non vado in giro a raccontare di essere un "giornalista" e soprattutto non sono un vecchio rincoglionito ma un rincoglionito di mezz'età che aggiunge parole all'oceano, con l'unico risultato che, de facto e di questo passo, in mezzo al marasma di idee e opinioni e storie contraddittorie e contrastanti e faziose e non di rado completamente false o addirittura inventate di sana pianta non esisterà più, per il lettore, alcun tipo di "libertà di accesso all'informazione", perché - sto usando il tempo futuro perché sono ipocrita e ottimista - non esisterà più alcuna distinzione tra informazione e chiacchiera da bar); ciò che auspico è la proliferazione di piccole realtà locali che diano voce alla libera espressione di quanti - come gli stessi autori/lettori de LoSchermo.it - in primo luogo sono utenti, e in seconda battuta creatori di contenuti, tanto desiderosi di comprendere quanto di offrire ove possibile chiarezza e per quanto utopico uno sguardo "oggettivo" sulla realtà, ridefinendo almeno un poco lo stereotipo del giornalista che si limita quotidianamente a "sbattere il mostro in prima pagina" per far cassa; auspico certamente il dirottamento dei fondi pubblici destinati a far sopravvivere macchinose redazioni-mostro verso nuove e più pressanti emergenze, che non quella di far sopravvivere il Quotidiano Nazionale (o simili accozzaglie di opinioni distorte e casi inventati e pubblicità di creme/pasticche/maghi per l'erezione o ritrovati per il rinfoltimento tricotico travisate da articolo pseudoscientifico - ogni riferimento al Premier è puramente casuale) solo perché non è in alcun modo in grado di stare in piedi da solo (eppure a ogni piè sospinto si erge a paladino del "libero mercato": ora, nel caso specifico, come si fa? Più edicole?!?, no, dico, ma vi rendete conto? Io a Lucca come metto il naso fuori di casa mi ritrovo davanti un'edicola, e se non compro il giornale in quella davanti casa ce n'è una a duecento metri e così via, e il giornale me lo ritrovo comunque in ogni barino degno di questo nome, e se per caso non vado al bar, se faccio tanto tanto di andare a trovare i miei ci sono La Nazione e/o Il Tirreno belli pronti da sorbire, e se non li leggo non è perché non li trovo - un giorno mi è successo, ma ero rimasto a dormire sulla Pania - ma perché semplicemente ho di meglio da leggere: ma forse Lucca è una realtà privilegiata che Canè non conosce, e allora che dire: venga a farci visita, mister, ché qua nel cuore del distretto cartario lucchese abbiamo una vera e propria oasi della carta stampata e non sappiamo più che farne); quello che auspico è infine che questa mia manciata di byte non venga "cestinata" in nome della libertà d'espressione del solo Canè, che da cinquanta e più anni gode di fiducia e visibilità su quotidiani, rivistucole e simili e ha ancora la forza e la voglia e il coraggio di lamentarsi che ha bisogno di più soldi e più attenzioni e che gli altri son tutti comunisti e farabutti.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento