lunedì 5 ottobre 2009
Io sono la tendostruttura pensante
Mi si perdoni l'estenuante ricorso a parentesi e deviazioni dal nocciolo della questione, ma parentesi e divagazioni non servono ad altro che a dipingere la complessità del discorso rendendolo pressoché incomprensibile o comunque molto arduo da seguire o decifrare, e questo perché il fatto è che in realtà non dubito che un sacco di gente ogni anno si rallegri in modo particolare del sorgere dei mostruosi tecnotendoni che vanno stagionalmente a devastare da un lato uno dei migliori scorci delle mura di Lucca e dall'altro il glorioso manto erboso dell'ex Balilla per tanti anni vessato unicamente dalle scarpette di giovani calciatori e appassionati cacabullette, ma io no, non mi rallegro, e in ultima analisi i mostruosi tecnotendoni vanno a collidere anche coi miei ricordi e le mie ingenue credenze/speranze di fanciullino, quando abusi estetici estemporanei del genere non trovavano dimora nemmeno nella peggiore delle menti istituzionali al potere (e invece, "ora come allora", mi trovo costretto a dire vedendomi passare davanti le stesse facce da un giro di criptico valzer al successivo e con criptico giro di valzer intendo dire: trent'anni, quasi quaranta per Dio, le stesse 4 facce). Non dubito nemmeno del fatto che l'adesione incondizionata dovuta a manifestazioni quali Lucca Comics and Games - incondizionata e dovuta un po' come è diventata abitudine politicamente corretta per i B&B apporre incondizionatamente la scritta "Gay friendly" nelle loro brochure, lasciandomi perplesso al pensiero che allora la normalità prevede che un B&B standard ovvero che non esplicita di essere "Gay friendly" offra ospitalità in modo discriminatorio mettendo i gay in apposite stanze o celle lontane alla vista e roba simile - o come diavolo si chiama l'annuale (o quel che è, non lo so e non mi interessa) sagra del fumetto (o meglio, come diavolo si chiama la S.R.L. o società dai contorni confusi e ambigui che ha in gestione la sagra del fumetto appoggiata praticamente da chiunque non voglia passare per pazzo retrogrado e perdere preziosi punti nelle tabelle mentali di amici e conoscenti, anche se a onor del vero bisogna dire che sul sito della LCG c'è un rassicurante codice etico in formato pdf da scaricare e stampare, sono tipo 400 pagine di palta dove però si vedono balenare cose inquietanti come "Responsabilità limitata" "Controllata interamente dalla Capogruppo Lucca Holding S.p.A." eccetera, tutta roba che se ti metti davvero a indagare può diventare davvero molto, molto inquietante) che tanta risonanza e successo commerciale ottiene, e presso i lucchesi e presso le orde visitatrici - faccia passare in secondo piano questioni come: i deliranti tendoni bianchi eretti annualmente davanti a uno dei più begli scorci delle mura lucchesi, apprezzato (lo scorcio in questione, almeno nei restanti mesi dell'anno quando la situazione non è poi così orrida salvo gli aspetti che metterò in rilievo in seconda battuta, ci mancherebbe che le cose ogni tanto vadano bene) da centinaia di migliaia di turisti che da quel colpo d'occhio ricavano la prima impressione {la seconda, se contiamo il McDonald's e l'aereo di Fazzi incrociati subito dopo aver pagato un salatissimo pedaggio al casello relativo, e scommetto un corretto che un buon 25% di turisti, a quel punto dopo il McD e l'aereo incredibile e i resti raccapriccianti dell'Uba-Uba già Il Paguro (lunghissima faccenda su cui ritorneremo un giorno, forse) si ritrova a compiere un giro di rotatoria e andarsene a visitare chessò, Pisa, vuoi per errore, a causa dello svincolo progettato con criteri non propriamente a misura di essere umano, vuoi per scelta, di fronte al poker di obbrobri che include l'onnipresente Holiday Inn [ma ci sono davvero turisti che ci dormono, o è, come sospetto, una specie di aberghetto a ore per lucchesi d'avventura?]}, insomma una prima base di giudizio su cosa è e come è strutturata Lucca e cosa ci si può attendere da un luogo del genere in veste di turisti una volta che ci troveremo non più sulla circonvallazione - e che diavolo di splendido effetto deve fare, da turisti, farsi il cavalcavia di San Concordio dopo aver visto il poker di obbrobri e affacciarsi, rotonda e traffico a parte, su quello splendido spettacolo di mattoni che fanno così storico e medievale e in sostanza bello, magari dopo il tramonto, illuminati in quel modo spettacolare - in coda nel traffico ingestibile (non gestito?) dell'area, ma all'interno della oggettivamente splendida e mai cantata abbastanza cornice muraria, quando magari quello stesso scorcio potrà essere ammirato dall'alto di uno dei suggestivi baluardi raggiunti con comoda pedalata a nolo o carrozza o piede volenteroso, e lasciamo perdere quella farsesca polemica sugli stupidi che completamente privati dell'intelletto precipitano o permettono che amici colleghi o familiari precipitino dalle mura di tanto in tanto, ché quest'anno, per adesso e toccando ferro, sta andando abbastanza bene. Il punto comunque non è solo il turista, attualmente e apparentemente unico destinatario degli investimenti e dei proclami istituzionali più reclamizzati e consistenti e a sua volta principale investitore/consumatore/opportunità agli occhi del lucchese acuto e commerciante, trovandosi infatti numerosi lavoratori o perdigiorno locali a transitare dalla zona in bicicletta o a piedi e talvolta in motorino, chi per raggiungere l'ufficio fuori dalle mura (parlo dei due o tre folli ancora realmente residenti all'interno delle mura), chi per recarsi dalla drammatica abitazione in periferia al bell'ufficio in città, chi per spacciare droga agli adolescenti o compiere piccoli furti e truffe e così via, e questo porta dritti al fatto che: il punto è che i lucchesi vedono. I lucchesi (non tutti, ma molti) pedalano, si guardano intorno, e se stanno zitti in un angolo e sembrano così distaccati o poco inclini alle relazioni sociali o a parlare di calcio e nuovi stadi con gli altri è solo perché (incredibile) stanno pensando. I lucchesi vedono ad esempio un gruppo di turisti transitare di lì, cioè nei pressi dell'orrida tendopoli della quale ovviamente ignorano funzione e significato, e vedono questi stessi turisti atteggiarsi in una lingua non comprensibile (nord-europea tipo belga o fiamminga, vai a sapere) a sardonici commentatori (è una cosa, quella di tradurre espressioni e comportamenti, che i lucchesi più attenti e abnegati sanno fare piuttosto bene) dell'italica incapacità-cliché di fare qualcosa con criterio, escludendo ovviamente i bei tempi andati e i bei monumenti e musei e palazzi che a distanza di secoli sono in sostanza ancora l'unica cosa che tiene legata e in piedi questa comunità, e poi è possibile vederli levare lo sguardo e la Canon digitale da sedici milioni di megapixel esagerati agli spalti, e immortalare per il proprio blog la vegetazione che ricopre mattoni (e buchi là dove i mattoni sono stati scalzati da tempo) e in particolare un bell'esemplare di fico (ahimé troppo giovane per dar frutti, ma davvero promettente per l'anno prossimo a patto di dotarsi di bastone e rete visto che c'è il fossato con anatre - molto apprezzate e molto fotografate anche loro - di mezzo) che fa bella mostra di sé a circa metà baluardo (asse Z), ed è abbastanza frustrante, per un lucchese che guarda e osserva e mentre pedala in bicicletta tenta di evitare turisti distratti e zigzaganti e di riflettere sulla sua città, notare che si spendono xmila euro (che siano xmila euro pubblici o privati non importa, e del resto nemmeno ne ho idea, ma anche qua il punto è: quella roba non può e non deve stare lì davanti alle mura, chiunque l'abbia pagata e qualunque sia la sua funzione e il suo significato, e questo non significa che davanti alle mura non si può mettere nulla, non sono un pazzo: significa solo che davanti alle mura non si possono erigere quei tendoni, non c'è un altro modo per dirlo ed è un fatto che presumibilmente la maggior parte delle persone dà per scontato alzando le spalle e pensando che tanto fra qualche mese saranno di nuovo scomparsi, e che comunque i fumetti da qualche parte bisogna infilarli) per l'orrida fila di tendoni claustrofobici a pochi metri dal bel fico di cui sopra, alberello che mese dopo mese si è ritagliato spazi vitali a discapito nel nostro monumento più importante, e il resto, l'opera delle Mura e il parere di mia sorella o di mia zia sulle priorità di Lucca e dei lucchesi o i vandali che rubano mattoni o decorano con lo spray chiese e monumenti e magari orrendi tendoni bianchi o l'osservazione che in tempi di sedicenti vacche magre sia davvero molto triste dover assistere al desolante spattacolo di decine di operai [d'accordo, l'indotto è importante e tutti abbiamo una famiglia (alcuni però non l'hanno sulle spalle, anche questo va detto) e di certo è anche molto importante per la stabilità della giunta avere delle certezze e sapere che sempre le stesse persone traggono enormi benefici economici dagli investimenti culturali lucchesi: questo è chiaro] di una qualche azienda incaricata dal comune o da chi per esso di erigere quei colossali padiglioni onestamente indegni della cornice in cui vengono annualmente calati - e sì, a questo punto sfido chiunque sia al contempo sano di mente a sostenere il contrario, cioè che mi venga a dire qualcosa sul tono: No caro palle, quei padiglioni sono una vera ficata e sarebbe bello averli lì tutto l'anno per tutta la vita - quando a poche centinaia di metri esistono spazi, ex caserme, ex uffici, ex negozi, ex cinema e teatri e parrocchie, ex manifatture tabacchi, ex fabbriche e scuole e capannoni industriali e qualsiasi altra cosa possa venirvi in mente se solo vi prendete la briga di girare la zona in bici (occhio alle macchine) sia fuori che dentro le mura, e lo sappiamo bene tutti quanti (almeno chi ha e usa una bici) perché ci passiamo davanti continuamente, ebbene tutto il resto e tutte le considerazioni vanno un po' a farsi benedire, resta solo l'immagine di devastante potenza di quelle centinaia di metri quadrati o cubi di PVC e alluminio e macchinari che vorrei tanto veder andare in fiamme (non fosse per la nuvola tossica conseguente), assieme all'amara constatazione che non di rado, al lucchese dotato di vista e spirito di osservazione e abnegazione alla missione autoimposta di riflettere sulle cose osservate, capita di incrociare altri lucchesi dalle analoghe caratteristiche, con occhi infinitamente tristi o corrucciati, frustrati, talvolta increduli o annoiati ma sempre incapaci di capire se quello che stanno osservando (e qui non parlo più solo degli indegni tendoni, penso ad esempio a un milione di altre cose, non so: i totem di Puccini, gli stalli per la sosta delle orde studentesche, la gestione malavitosa dei parcheggi in genere, l'arcano calendario della raccolta rifiuti, i cartelli che invitano la gente a non cacare davanti alla porta di una casa o dentro un androne, i cinema, il ristoro multiculturale e i servizi e le navette, cazzo, i collegamenti delle navette con la periferia e le molte zone completamente orbate di strutture tipo bar o ritrovi per la popolazione eccetera eccetera eccetera) non sia qualcosa di troppo grande e irrisolvibile, troppo complesso e ramificato, con troppe parentesi e interessi e spunti di ulteriore riflessione, se quello che ci circonda e fagocita non sia un certo tipo di declino del buon senso ormai irreversibile di fronte al quale l'unica cosa sensata da fare pena la depressione cronica diventa unirsi al flusso e spegnere tutti gli interruttori percettivi e abbandonarsi come dire alla corrente, e se penso che solo pochi giorni fa avrei potuto chiudere questa intricata aporia (non vogliamo i padiglioni ma li vogliamo perché alla fin fine dentro ci vanno a finire fumetti che interessano anche il sottoscritto oltre a migliaia di altre persone come me e voi e altre cose che con lo scorcio in questione hanno ben poco a che fare) citando in chiave ironica un personaggio che odiavo e che adesso è morto ("Allegria!"), il morale mi scende a un livello tale che probabilmente lo ritroveranno i posteri, in cantina, scavando tra i vecchi ricordi dell'ennesimo lucchese che non è mai riuscito a capire fino in fondo né Lucca, né i lucchesi. E scusate se ho dimenticato di chiudere qualche parentesi e di ricordare che tutto ciò non accade solo a Lucca: è così ovunque e per tutti.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento